UNA QUESTIONE DI POTERE

   LA FRAGILITA’ DIETRO IL GENIO

 

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Greve penso sia l’aggettivo più calzante per descrivere questo libro, in quanto arrivare  fino all’ultima pagine è stata una fatica immane, soprattutto nella seconda parte.

Elizabeth è una giovane sudafricana figlia di genitori di etnie diverse, cresciuta in pieno apartheid. Il livello di violenza è tale che le aggressioni contro la popolazione nera si estendono anche di notte, con prelievi forzati negli appartamenti da parte delle forze di polizia. Questo snervante modo di vivere porta la protagonista a spostarsi nel paese limitrofo, in Botswana, dove l’Integrazione e la vita da esule non le si addicono.

L’assestamento nella nuova nazione in quanto madre single con figlioletto, si rivela tutt’altro che semplice. Inoltre, inizia a soffrire di sdoppiamenti di pensiero. La preoccupazione per il quotidiano si alterna a incubi ad occhi aperti che coinvolgono i suoi ex amanti, Sello e Dan, che divengono i suoi personali aguzzini mentali. Per fortuna, non ci sono solo i sogni scabrosi. La vita di tutti i giorni è fatta anche di lavoro di volontariato, in un orto assieme ai cooperanti internazionali e gli abitanti del villaggio. Momenti che ancorano Elizabeth alla realtà, nonostante finisca ricoverata due volte in ospedale, per esaurimento nervoso. Testimone importante dell’esilio e dell’instabilità psicologia, Bessie Head è considerata la scrittrice botswana più influente del suo paese.

Quando ci rendiamo conto che tutto va a rotoli dentro di noi cerchiamo di riempire vuoti e lacune aggrappandoci alla certezza dellla routine quotidiana e facendo sforzi spaventosi per riguadagnare la salute mentale, il controllo di noi stessi.

 

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Stifling is the word that comes to mind when describing this book. Finishing up this book was a true effort.

Elizabeth is a young mixed race woman living in South Africa during apartheid time where black people are overly exposed to violence, facing invasions and kidnapping by the police in the privacy of their homes. This exhausting way of living leads our protagonist to emigrate to the nearby country of Botswana. Nevertheless, integration barely suits her.

The adjustment in the new country as a single mother is not easy. In addition to all the difficulties that she’s facing already, Elizabeth will start having split thoughts between her regular life and waking nightmares about Sello and Dan, two past lovers who will soon become her mental tormentors. But there aren’t just the thorny dreams. Daily life revolves around voluntary work at a vegetable garden, alongside international volunteers and the inhabitants of the village. Even though she will be hospitalized twice for nervous breakdowns, work anchors Elizabeth to reality.

 

Titolo originale:          A QUESTION OF POWER

                                                                            Autrice:                               BESSIE HEAD

                                                                             Pubblicazione in Italia:                                  1994

CERCANDO LINDIWE

        IL GRANDE LASCITO DI BESSIE HEAD

Cercando  Lindiwe
Cercando Lindiwe.

Del Sudafrica, tutti hanno in mente solo alcune parole chiave: Mandela, Apartheid, Afrikaans, Boeri e Waka Waka. Questi termini non sono assolutamente sufficienti per descrivere un paese dalla storia così complessa e sfaccettata. Nel Sudafrica del dopoguerra avvenivano ogni sorta di nefandezze uguali a quelle dell’America segregazionista di Jim Crow; la popolazione nera veniva tenuta separata nei luoghi pubblici, per mezzo dei cartelli che recitavano “Slegs blankes/whites only”, ovvero “solo bianchi”. C’erano i raid notturni della polizia che irrompeva nelle case dei dissidenti e di semplici cittadini neri per spostarli in altre zone, violenze carnali a danno delle donne e l’obbligo del malfamato pass, che i coloured dovevano possedere, per uscire dalle ribollenti  township – periferie -.

E poi ci fu Sharpeville.

Il 21 marzo 1960, nella township di Sharpeville, ci fu una carneficina in cui sessantanove sudafricani neri persero la vita e centottanta furono feriti, mentre stavano manifestando il loro dissenso contro le misure restrittive di movimento imposte nei loro confronti. Sullo sfondo di questi ed altri avvenimenti, il romanzo è incentrato sulla sofferenza che Lindiwe/Ruth prova durante l‘esilio. Lo strappo dalla patria, l’incomprensione ed i pregiudizi delle persone del paese ospite e l’incapacità di trasmissione delle propria cultura alla figlia. All’apparenza, sembra una donna schizofrenica, che si gonfia di nostalgia conducendo un’esistenza con la testa rivolta al passato, ma, in realtà, ella avrà talmente tanto coraggio che arriverà a prendere una decisione ottimale per la sua vita. 

Molti hanno dovuto scegliere la via dell’esilio, Bassie Head, Nat Nakasa, Can Themba, Ingrid Jonker, Todd Matshikiza, Lewis Nkosi, Peter Abrahams, Ezekiel Mphalele, Harry Bloom, Nadine Gordimer, Dapne Rook.. gli incarcerati Mongane Wally Serote […].

 

Autrice:                                     VALENTINA ACAVA MMAKA

Pubblicazione in Italia:                                                              2007

 

UN GIORNO SCRIVERO’ DI QUESTO POSTO

                                                                       BINYAVANGA WAINAINA

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Il proprio paese natale è sempre il posto migliore su cui scrivere.

Wainaina nel suo racconto autobiografico, ci fa incontrare il suo Kenya: la sua famiglia di origine, con i fratelli ed i genitori. La mamma viene dall’Uganda (paese che ha avuto la malaugurata sorte di avere un dittatore sadico e repellente, che rispondeva al nome di Idi Amin Dada) e che quindi è a suo modo più speciale delle altre; l’infanzia, divisa tra i sogni ad occhi aperti e l’impegno scolastico volto all’accesso nei migliori istituti.

La sua vita universitaria lo porta in Sudafrica, ad affrontare l’euforia e la libertà, la musica trasgressiva di Brenda Fassie, ma anche la morsa della nostalgia con il disorientamento tipico di chi ad un certo punto non sa più dove sta andando.

E poi il ritorno nell’amato Kenya delle peculiarità, delle innumerevoli lingue dei suoi abitanti, e le annose divisioni territoriali di cui la politica si alimenta esasperando una frammentazione intestina che purtroppo accomuna molti dei paesi dell’Africa. Il tutto è raccontato con una schiettezza che ad una lettura superficiale può sembrare perfino eccentrica, ma in realtà sottende un’orgoglio smodato per la propria terra.

Baba dice che gli inglesi sono bravi a costruire le cose, ma non hanno mai imparato a venderle perché la gente delle colonie era costretta a comprarle comunque.

Titolo originale:            ONE DAY I WILL WRITE ABOUT THIS PLACE

   Pubblicazione in Italia:                                                                             2011