FRATELLI D’ANIMA

LA GUERRA E LO SFILACCIAMENTO DEI SENTIMENTI

 

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Di libri che parlano della guerre in Europa ce ne sono a bizzeffe. Non si può dire altrettanto della letteratura bellica africana scritta da autori afrodiscendenti.

Fratelli d’anima è ambientato sul fronte occidentale (non quello di E. M. Remarque), con  truppe in cui sono presentii fucilieri senegalesi e le loro controparti bianche; proprio qui, combattono fianco a fianco due amici: Alfa Ndiaye e Mademba Diop. Essi non sono fratelli di sangue, ma d’anima. La loro normale gioventù si interrompe con la partenza per il conflitto. Il trauma della violenza e della perdita, porterà Ndiaye a vivere un’esistenza paranoica, sull’orlo della follia in mezzo a commilitoni che osserveranno sgomenti le sue gesta.

Fortuna che ci sono libri come questo, che tengono a galla la memoria di quei combattenti africani senza nome, che hanno perso il loro corpo e la loro giovinezza per la causa europea e che, in maniera vergognosa, quella stessa Europa ha prontamente rimosso dai libri di storia.

La Francia del capitano ha bisogno che noi facciamo i selvaggi quando le fa comodo.

Stessa rivalità tra i Keita e i Soumaré. Stessa cosa tra i Diallo e i Faye, i Kane e i Thioune, i Diané, i Kourouma, i Bèye, i Fakoli, i Sall, i Dieng, i Seck, i Ka, i Cissé, gli Ndour, i Touré, i Camara, i Ba, i Fall, i Coulibaly, i Sonko, i Sy, i Cissokho, i Dramé, i Traoré.

 

Titolo originale:          FRÈRE D’ÂME

                                                                                                  Autore:              DAVID DIOP

Uscita in Italia:                            2018

 

TRE DONNE FORTI

LE CATENE DELLA LIBERTA’

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Avevo un’alta aspettativa per questo libro vincitore del premio Goncourt 2009 e tradotto in ventisei paesi. Più mi inoltravo nelle pagine del testo, più l’apice che attendevo, non è arrivato. I racconti, sebbene dotati di trame molto intriganti, andrebbero – forse – sviluppati diversamente.

La prima storia parla di Norah, una figlia che riallaccia i rapporti con il padre ed il fratello allontanatisi tempo addietro dal nucleo famigliare. I pensieri della protagonista sono divisi tra il  rancore per il padre – reo di aver nascosto scomode verità tra le mura della sua casa africana –  e le preoccupazioni da neomamma.

La seconda storia si svolge in Europa, in una sonnacchiosa provincia, dove un francese di mezz’età sta avendo momenti difficili con la moglie Fanta, “importata” dal Senegal. Il punto di vista  seguito è quello di quest’ultimo, da cui si scorge la frustrazione della consorte che sradicata in una terra non sua, in seguito ad una falsa promessa, affievolisce la sua fiamma interiore.

L’ultima narrazione riguarda Khady Demba, giovane vedova scaricata dalla famiglia del defunto marito, che si scontra con il mondo al di fuori della quotidianità del matrimonio. Dopo aver trascorso il  lutto nella non confortevole casa dei suoceri, essa inizierà la sua peregrinazione alla ricerca di sicurezza in un mondo che non era stata preparata ad affrontare. Da quel momento, l’istinto di autoconservazione sarà, tra gli altri, il compagno della ragazza che andrà incontro al suo triste destino.

Non ha senso né interesse avere per padre un uomo col quale non ci si può letteralmente intendere e il cui attaccamento è sempre stato molto dubbio.

Titolo originale:                                  TROIS FEMMES PUISSANTES

                                   Autrice:                                                           MARIE NDIAYE 

Pubblicazione in Italia:                                                                              2009

 

IO, VENDITORE DI ELEFANTI

                                                                                         PAP KHOUMA

PUBBLICAZIONE IN ITALIA_                                                                                                    2000

  

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Io, venditore di elefanti” è un condensato di eventi autobiografici, raccontati in prima persona dallo scrittore italiano di origini senegalesi, Pap Khouma.

Khouma possiede una personalità serafica che influenza fortemente la sua scrittura. I fatti del suo libro risalgono al 1979, anno in cui l’autore decise di intraprendere la sua carriera di venditore ambulante, prima ad Abidjan in Costa d’Avorio ed in seguito sulle spiagge di Riccione. Ed è proprio sui bagnasciuga riccionesi che si inanellano le avventure, che saranno inframezzate da viaggi, fughe, ed in ultima battuta, impegno sociale.

Cupi smottamenti emotivi non mancheranno, ma sovente saranno rinfrancati dalla sua forza d’animo e dalla rete di amicizie ivoriane ed italiane, che daranno un lieto fine alla sua storia. L’autore oggi è direttore di “El Ghibli“, una rivista  di cultura ed immigrazione.

 

“Ormai l’ho capito: l’estate finirà e la gente se ne andrà. Non ci sarà più chi acquisterà le mie chincaglierie. Mi metto a lavorare molto più di prima e a risparmiare. Anch’io ogni sera conto il mucchietto che mi sembra misero misero e non consente progetti.”

 

Published in Italy_                                                                                                                        2000

“ I was an Elephant Salesman” is an autobiographic book, written by Pap Khoume, an italian Ivory coast-born author.
Khouma has a seraphic personality and his books are highly affected by it. All the events began in 1979, when Khouma had decided to start his own peddler career in Abidjan. After failing there , he decided to move to Italy, selling various items in Riccione, on the Adriatic coast. Right here on the sunny Italian beaches he will start his adventures, eluding the police and, lastly, social commitment.

Although various ups and downs, he consistantly had some ivorian and italian friends on his side to cheer him up.
Today Khouma is director-in-chiefs of “ El Ghibli”, a cultural and immigration related magazine.

One day I finally got it: summer is going to end and people will go away. There won’t be anybody who purchase my stuff. I’ve been working harder than before now and I’ve saved

up. Every night I count my money that looks so miserable and is not enough for some projects.

“We are illegal, we can’t do anything. We left whatever freedom we had at home. Might as well face it or you’ll just end up back in Senegal”.