LE AVVENTURE DI WASHINGTON BLACK

COMING-OF-AGE-STORY IN SALSA CARAIBICO-SCIENTIFICA

67749299_2420722344877906_4580178073919422464_n

Ci sono aggettivi che risuonano nella nostra mente quando ci inerpichiamo nella lettura di un libro. Incredibile era la parola che mi girava per la testa mentre avanzavo verso fino la fine di questo mirabolante testo molto ben scritto.

Washington Black, è il nome altisonante, di uno schiavo nero bambino. Nell’assegnargli un nome così stentoreo, forse, il suo padrone aveva voluto essere ironico, eppure, ne aveva indovinato il folgorante futuro. Washington, sottratto dal lavoro nei campi in giovane età per un colpo di fortuna, è la dimostrazione di come spesso nella vita, non importa come si arrivi a ricoprire una certa posizione, ma come la si mantenga. Da vessato illetterato senza prospettive, gli viene offerta la possibilità di apprendere empiricamente le più innovative scoperte scientifiche di metà ottocento.

A livello emotivo, Washington vive una sorta di sindrome di Stoccolma verso il suo padrone, e fortunatamente, quest’ultimo lo incoraggerà a sviluppare le sue doti nel disegno e nell’apprendimento. Comprendendo l’importanza delle sue scoperte, il bambino che diverrà uomo, lotterà affinché il suo nome venga ricordato per il suo contributo alla scienza, specialmente per una persona con il suo background. I giusti onori da tributare alla comunità nera per i suoi lasciti, sono sempre stati temi di attualità, siccome molte creazioni sono state scippate da altri e fatte passare come proprie.

“Non le lasciai capire che la cosa mi infastidiva. Lei non l’aveva fatto intenzionalmente, ma in quella proposta avevo letto una critica, un mettersi al di sopra di me, come se il mio essere analfabeta definisse il mio modo di agire e il mio carattere. A un tratto fui travolto dai ricordi di lunghe serate afose sotto un cielo sbiancato, con gli uccelli che gridavano in cielo, e Titch che pronunciava parole e mi incitava a ripetere”.

Titolo originale:    WASHINGTON BLACK

                                                                                                     Autore:                   ESY EDUGYAN

Pubblicazione in Italia:                                     2018

BARRACOON. L’ULTIMO SCHIAVO

       UN OMAGGIO ALL’ULTIMA MEMORIA STORICA 

 

68586213_2882412291803320_7843459049638068224_n

Barracoons, parola derivante dallo spagnolo, stava ad indicare le “capanne” o i “rifugi” adoperati per stipare i prigionieri africani catturati, in attesa di essere venduti e imbarcati sulle navi negriere, con destinazione Europa e Americhe.

Nel libro il protagonista Kossula (sul web il suo nome lo trovate sotto altre declinazioni) è intervistato e presentato come l’ultimo schiavo vivente. Nato su suolo africano arrivato  negli States con l’ultima nave, la Clotilda, quando ,oramai, l’importazione di persone era stata bandita. La sua terra natìa è il Takkoi (Attako, Taccu o Taccow), attuale Nigeria, arrivato in America a diciannove anni; la sua incredibile memoria ha permesso di ottenere delle importanti testimonianze di quella che fu la cattura e la negazione della libertà di migliaia di persone. In aggiunta, egli rimembra la famiglia in Africa e le storie di sua madre.

I numerosi schiavi liberati alla abrogazione delle leggi sulla schiavitù non hanno ricevuto nessun compenso dal governo statunitense per gli orrori subiti, e nonostante numerosi di loro avessero messo assieme una ingente somma per fare ritorno alla madrepatria, la cifra raccolta troppo esigua, non ha permesso loro di potersi pagare un viaggio di ritorno. Frustrati, fondarono Africantown, la cittadina dove essi poterono condividere il loro vissuto. Ma non fu sempre pacifico per i famigliari di Kossula convivere con alcui afroamericani, che trattavano con disprezzo coloro che erano arrivati dopo. Paradossi, qualcuno potrebbe pensare. Ma queste dinamiche sono molto diffuse tra gli immigrati di prima ondata rispetto a quelle di immigrazione più recente.

Finalmente questo manoscritto a lungo inedito, ha visto la luce dopo quasi novant’anni, ed ha provocato nette divisioni tra gli odierni neri d’America.

Foster e Meaher furono accusati di pirateria, ma non furono mai condannati. Nessuno fu considerato responsabile del rapimento di Kossula e dei suoi compagni, né del loro sfruttamento in America. Nonostante le migliaia di africani venduti come merce in America dopo il 1808, soltanto un uomo fu condannato e impiccato, e persino lui morì proclamandosi innocente.

 

Titolo originale:  BARRACOON. THE STORY OF THE LAST “BLACK CARGO”

                     Autrice:                                                                  ZORA NEALE HURSTON

Pubblicato in Italia:                                                                                                    2018