MIGRITUDE

L’OSPITE CHE PROVA IMBARAZZO PER GLI OSPITANTI

 

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Migritude.

Shailja Patel è passata a Venezia di recente allo spazio Micromega, per parlare del suo libro edito qualche anno fa. Il titolo Migritude è l’unione di due parole: migrante ed attitudine. Attitudine da intendere all’inglese, nel senso di grinta, orgoglio. Le origini della autrice sono indiane – come suggerisce il cognome Patel -, ma è nata in Kenya. Nel 1972 il famigerato dittatore Idi Amin cacciò gli asiatici dall’Uganda; i genitori della Patel per paura che questi nefasti editti sconfinassero anche in Kenya, fecero emigrare all’estero l’autrice, la sorella Naree ed il fratello Vinod. In Inghilterra si formò e, in seguito, si trasferì negli States.

La scrittrice Patel ha enunciato passaggi del suo libro in piedi, alla maniera delle poetry slam,  le famose performance oratorie di competizioni in versi.

L’edizione che ho tra le mani è divisa in due parti, con il testo originale a fronte. Un patchwork che descrive la sua vita di ragazza sagace che si rapporta ai vari contesti della vita, dalla formazione all’età adulta.

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Una dedica dell’autrice.

Storia

<<A scuola ci insegnavano che l’indipendenza l’avevamo ottenuta in maniera “pacifica”, senza spargimenti di sangue. Nella guerra di indipendenza del Kenya vennero uccisi meno di 100 bianchi e quasi 300.00 africani>>.

Femminilità

<<Diceva mia madre: essere bella è il minimo che puoi fare, Shailja, per compensare il fatto di non essere nata maschio>>.

Cultura occidentale

<<Ci facciamo piccoli, senza mostrarlo, vergognandoci per voi quando vi servite per primi, non offrite da bere o da mangiare agli ospiti, mangiate prima di noi senza condividere e ci insultate senza rendervene conto>>.

 

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S. Patel al Micromega a Venezia.

 

Vedete, spetta a noi proteggervi dal disagio che provate nel percepire le disuguaglianze. Di proteggere  il vostro senso di progressismo cosmopolita quando vi degnate di passare del tempo con noi. Senza però mettervi troppo alla prova.

Titolo originale:                      MIGRITUDE: AN EPIC JOURNEY IN FOUR MOVEMENTS

Autrice:                                                                                                  SHAILJA PATEL

Pubblicazione in Italia:                                                                                                                2008

 

UN GIORNO SCRIVERO’ DI QUESTO POSTO

                                                                       BINYAVANGA WAINAINA

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Il proprio paese natale è sempre il posto migliore su cui scrivere.

Wainaina nel suo racconto autobiografico, ci fa incontrare il suo Kenya: la sua famiglia di origine, con i fratelli ed i genitori. La mamma viene dall’Uganda (paese che ha avuto la malaugurata sorte di avere un dittatore sadico e repellente, che rispondeva al nome di Idi Amin Dada) e che quindi è a suo modo più speciale delle altre; l’infanzia, divisa tra i sogni ad occhi aperti e l’impegno scolastico volto all’accesso nei migliori istituti.

La sua vita universitaria lo porta in Sudafrica, ad affrontare l’euforia e la libertà, la musica trasgressiva di Brenda Fassie, ma anche la morsa della nostalgia con il disorientamento tipico di chi ad un certo punto non sa più dove sta andando.

E poi il ritorno nell’amato Kenya delle peculiarità, delle innumerevoli lingue dei suoi abitanti, e le annose divisioni territoriali di cui la politica si alimenta esasperando una frammentazione intestina che purtroppo accomuna molti dei paesi dell’Africa. Il tutto è raccontato con una schiettezza che ad una lettura superficiale può sembrare perfino eccentrica, ma in realtà sottende un’orgoglio smodato per la propria terra.

Baba dice che gli inglesi sono bravi a costruire le cose, ma non hanno mai imparato a venderle perché la gente delle colonie era costretta a comprarle comunque.

Titolo originale:            ONE DAY I WILL WRITE ABOUT THIS PLACE

   Pubblicazione in Italia:                                                                             2011