IL COLORE DEI NOSTRI FIGLI

           A CHE PUNTO SIAMO CON L’INTEGRAZIONE SCOLASTICA? 

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Il colore dei nostri figli.

Un’inchiesta sul trattamento riservato ai figli degli immigrati di prima generazione.

La prima storia presa in esame è quella di Ethiel France, ai tempi una bambina,  al momento della sua iscrizione nella scuola elementare di Fassa Vicentina. La bimba fu respinta dal parroco della scuola, che motivò il suo rifiuto sostenendo che i bambini autoctoni sarebbero stati in difficoltà nel trovarsi a contatto con una bambina diversa da loro.

In questa sede, mi asterrò da qualsiasi commento sul comportamento di questo religioso.

Il libro indaga le interazioni dei “nuovi studenti italiani” con il sistema scuola, nello specifico in esame è il Veneto, e gli effetti degli atteggiamenti discriminatori sugli alunni.  Sono intervistati degli esperti psicologi, dirigenti scolastici, educatori e alcuni studenti. Ewanfoh caldeggia corsi di formazione agli insegnanti e l’introduzione nel corpo docenti di professori di origine straniera. Suggerisce, inoltre, ai genitori forestieri di avere un ruolo più attivo nell’accompagnamento dei figli nei meandri del sistema scolastico italiano, apparato che risulta dispersivo, spesso, anche ai genitori degli autoctoni. 

L’autore fa un appello ai genitori indigeni che instillano la paura per il diverso ai propri figli, di provare a sforzarsi di conoscere le loro controparti dal background diverso.

La discriminazione può avere diversi effetti sullo sviluppo e sulla maturazione della sfera affettiva si una persona. La negligenza, la noncuranza educativa-affettiva è una forma di abuso molto forte che ha ricadute sullo sviluppo cognitivo, emotiva […].

                                                   Autore:                                                  OBEHI PETER EWANFOH

Pubblicazione in Italia:                                                              2016

AFRICAN SUMMER SCHOOL ITALIA 2018

L’EDUCAZIONE CHE AVREMMO VOLUTO

 

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Oggi si è conclusa la VI^ edizione della African Summer School. L’inaugurazione il 17 luglio è iniziata con i saluti di Paola Mar, assessore al Turismo, Gianfranco Bonesso, responsabile del Servizio di immigrazione della città di Venezia. Erano presenti inoltre Luigia Cagnetta, Segretaria generale dell’associazione Redani, Laurent Luboya, responsabile sviluppo delle risorse per la African Summer School e M. Ghielmi di Vadoinafrica.com.

Il Rinascimento africano è stato il focus di questi cinque giorni intensi fatti di lezioni, lavori di gruppo, approfondimenti, domande e dialoghi. I due docenti principali che tenevano il corso: il prof. Sinsin Mahougnon Venance, docente di filosofia alla Università Pontificia Salesiana e Jose Do Nascimento, giurista e politologo, docente di diritto pubblico e diritto del web, sono stati dei capacissimi dispensatori di sapere che ci hanno illuminato su storia, religione e filosofia africana.

La African Summer School è un’iniziativa creata dal Fortuna Ekutsu Mambulu, tenutasi storicamente a Verona sin dal 2013, l’obiettivo dei corsi è quello di accrescere la cultura africana in maniera propositiva, attraverso una prospettiva interculturale data da docenti neri – quasi assenti nel panorama italiano – differente da quella presentata nel sistema scolastico “convenzionale”.

I partecipanti, la maggior parte afrodiscendenti, e lo staff, molto disponibile, mi hanno trasmesso una nuova voglia di ripartenza, lasciandomi spunti preziosi su cui lavorare. 

Rimaniamo in attesa delle prossime edizioni.

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NEGRO

 

                     FRANCESCO OHAZURUIKE

 

 

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Negro

 

Un libro scritto come fosse un vademecum per coloro che ancora non si fossero accorti che nel 2018, gli italiani nati da genitori provenienti dall’Africa dagli anni ’80 (e prima) sono tanti, percìò quando si interloquisce con qualcuno di “loro” per la prima volta, la domanda “quando sei arrivato in questo paese?” è del tutto fuori luogo.

Soprattutto perché il quesito è deleterio per chi lo pone; come fa un madrelingua a non comprendere che colui che ha davanti, non commette errori linguistici tipici di chi utilizza l’italiano come lingua seconda? Oltre al paraocchi, alcune persone hanno il paraorecchie. Come se il cervello andasse in crash e si rifiutasse di riconoscere l’ovvio.

Ohazuruike descrive l’infanzia in Sicilia, la sua vita di studente universitario fuorisede nella città del Lingotto e i suoi genitori originaria della Nigeria che nella metà degli anni settanta, si sono recati nello stivale per motivi di formazione scolastica ed una vita diversa per loro ed i figli.

I suoi natali ed i trascorsi a Catania, sono stati relativamente tranquilli, con alcuni episodi per niente edificanti da parte di certi bambini, che diceva molto sul contesto di ignoranza delle famiglie da cui provenivano i ragazzi in questione.

L’autore, dibatte sui numerosi luoghi comuni che pendono sugli immigrati dell’Africa subsahariana tra i quali: la ruberia del lavoro tolto agli italiani, l’imbastardimento della razza bianca, l’alto tasso di criminalità con l’odioso stigma di “negri stupratori”, le malattie esportate e non per ultimo, il terrorismo.

Il suo punto di vista è quello di giovane uomo afroitaliano, laureato, cresciuto in un contesto  ordinario e quindi “non difficile”, che come tanti altri come lui di seconda generazione, fa parte di una  media borghesia, che dovrebbe essere più rappresentato per alzare la coltre di invisibilità mediatica che avvolge questo ceto medio/alto, e che invece preferisce sistematicamente mandare in onda sulle reti televisive solo immagini di bambini neri con il moccolo al naso e le mosche vorticanti su ossa in rilievo sulla pelle tesa in Africa o spacciatori senza scrupoli agli angoli dei parchi italiani. Eliminado ciò che sta nel mezzo. Senza voler capire che questi afrodiscendenti che lavorano e producono, sono indignati equamente (o di più) come la controparte occidentale, e che anzi è questa “parte di mezzo) a fare le spese maggiori di queste immagini, che contribuiscono ad incrementare maggiormente l’afrofobia.

<<Adagiarsi sul pregiudizio è molto più facile che costruirsi, circa qualsiasi fenomeno, un’opinione fondata sui fatti>>.

Pubblicazione in Italia:                          2018