QUICK SIP II

Con questa esigenza fisiologica impellente, mi stacco dal muro, mi avvicino a Lui comunicandogli dove ho intenzione di recarmi ed infine mi dirigo verso le latrine, che ovviamente hanno un codazzo di gente davanti la porta.

Ben presto inizio a spostare il peso da un piede all’altro e tutti  quelli che mi osservano, ovviamente sanno che sto cercando di evitare di farmela sulle scarpe e qualcuno particolarmente simpatico mi  offre una sua personale onomatopea dell’urina che scorre “pssscchhh”.

E’ troppo. I can’ t handle this.

Decido di andare a casa a farla, tanto abito in fondo alla via; lui non si accorgerà di nulla.

Mi avvio all’uscita, supero giovani stravaccati sul marciapiede ed il mio passo  dapprima sicuro inizia ad essere esitante finché uno svarione mi  costringe ad appoggiarmi ad un muro.

Realizzo che non riuscirò mai ad arrivare a casa in tempo, perché da lì a poco, non sarò più padrona della mia “gigi”.

Mi guardo intorno rapidamente (ma non troppo, perché potrei svenire) e noto che sono nella stradina male illuminata davanti al fornaio.

Ormai quasi in preda alla tarantella, mi accuccio.

Ma i miei  jeans con la cerniera difettosa, ci mettono circa due secondi in più del dovuto ad aprirsi e sento che un primo fiotto caldo mi sta bagnando le mutande.

I miei gesti si fanno più concitati e finalmente, riesco ad averla vinta con la zip e l’urina erompe fuori a tutta potenza.

QUICK SIP III

Ma non faccio in tempo a rilassarmi che dietro di me un faro si accede ed io vengo illuminata a giorno, da quelli che paiono i led della piramide dei Daft Punk.

Questo subitaneo chiarore mi fa quasi perdere l’equilibrio e di conseguenza il getto caldo si sposta sulle mie Superga nuove, pagate a suon di sbadigli e bestemmie nella pizzeria d’asporto, dove lavoro a chiamata.
Come se non bastasse, un’ombra si staglia in quella luce e mi grida di portare il mio culo lontano dalla finestra, pena l’ingresso forzoso di un oggetto lungo, non meglio precisato, nel mio pertugio esposto all’aria.

La voce parlava in perfetto italiano e non francese, quindi presumo che non fosse uno dei dj dei Daft Punk.

Terrorizzata, mi alzo di scatto e non avendo ancora terminato il mio fiume in piena, corro fuori dalla stradina armeggiando con la cerniera mentre i jeans prendono una tonalità più scura.
Sbucata fuori d’improvviso, mi imbatto negli amici di Lui, che sulle prime mi salutano entusiasti, poi si accorgono dei pantaloni bicolori e soprattutto dell’odore che emano.
Rimango inebetita e senza parole, per quella che sembra un’eternità.
Poi loro, cercando di dissimulare l’ilarità crescente, si allontanano e uno dei ragazzi ha già il cellulare in mano pronto a scrivere la missiva elettronica che decreterà la fine della nostra storia mai iniziata.
Uff.

FINE

QUICK SIP

1.

Notte.

Il display dell’orologio delle Powerpuff, che porto appeso al polso con fierezza pari all’orgoglio che Cercei Lannister prova per il leone della sua casata, segna le due e cinquantaquattro.

Le luci al neon del Raven, il club in cui mi trovo, proiettano ombre scure sulla tappezzeria ricoperta di vecchie foto anni ’50 con ballerini di rock’n’roll acrobatico frammiste a più recenti decalcomanie floreali.Io sono appoggiata contro il muro, mentre osservo il tavolo da biliardo attorno il quale è radunata una folla di giovani concentrati nel gioco.

Mentre i giocatori ridono, le palle fanno stock stockquando si toccano.
Arriva un momento di pausa e Lui, mentre ingessa la punta della stecca, mi lancia uno sguardo carico di promesse.

Io non sono una flirtatrice capace, (il che è dimostrato dal mio Casio anti-sesso) e siccome non so mai dove guardare quando ricevo questo tipo di avance non verbali, adotto il metodo da me inventato, denominato quick sip: ovvero la sorsata rapida anti-imbarazzo.

In realtà non ho inventato nulla, ho solo dato una parvenza di neologismo ad un modo di fare vecchio come l’alcool.
Ovviamente lo svantaggio di tutto ciò è la vescica che inevitabilmente, ogni due per tre, reclama lo svuotamento.

ANFIBIA

ANFIBIA

 

anfibia

Nata tra due fuochi
come un rettile
che prima si distende al sole
per carpirne i raggi
e poi
si immerge nelle acque
più profonde.
La mia condizione
è spaccata;
germogliata su questo suolo
e quindi, non importata.

Le mie fattezze
gridano
le mie origini
dal nero continente
ma quello che ho sorbito,
è il latte dell’occidente.
La mia cute è solo
la parete divisoria
tra lo scuro della carnagione
e il chiaro della mia educazione,
perfetta mistura
per un pensiero
bicolore.

 

 

IMG_3048

ARIA VIZIATA

IMG_3050

 

ARIA VIZIATA

Le finestre sono chiuse,
ma dietro il vetro
abbiamo ricreato un universo.
Ti osservo di profilo
e nell’averti vicino,
la mia pelle sfrigola
per elettricità che non è
statica.

Le mie vene
sono circuiti elettrici
per la quale
passa un liquido
che non è sangue
ma un materiale fluido
che manda il mio cervello
in corto circuito.

La mia bocca arida
è assetata dei tuoi baci
che travolgendovi
come un fiume in piena
che irrigano
i solchi dell’astinenza
causata dalla tua assenza.
Attingi
dal mio pozzo,
e abbeverati di me.

Continua a leggere “ARIA VIZIATA”