MEMORIE DI UN SOLDATO BAMBINO

L’INFAMIA DEI BAMBINI SOLDATO SIERRALEONESI

 

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Ishmael Beah è un bambino che conduce una vita tranquilla. Va a scuola, gioca e un giorno scopre una cassetta di musica rap ed hip hop, che consuma nei pomeriggi con gli amici. Sono gli inizi degli anni ’90, e la globalizzazione non ha ancora quella morsa stringente che ha influenzato la vita di tutti a livello mondiale.

Le elezioni in Sierra Leone incombono; si iniziano a ravvisare per le strade le prime agitazioni, volte a mobilitare gli elettori alle urne. Poi succede l’imprevisto. Le sporadiche schermaglie si trasformano in una vera guerra, in un tempo talmente breve,  che non permette ai ragazzi di tornare alle rispettive famiglie a causa della pericolosità nelle strade.

Per il gruppo di amici inizia la peregrinazione che li porterà dritti nelle file dell’esercito che, purtroppo, arruola i famigerati bambini-soldato

Una piaga infame, in cui gli infanti catturati vivono abbandonandosi all’utilizzo di droghe e alla violenza più efferata. Ishmael fortunatamente riscatterà il suo passato, ed arriverà a raccontare la sua storia davanti ad una platea mondiale ed in questo fantastico e misconosciuto libro.

“Se sei vivo, è perché esiste la speranza che arrivi un giorno migliore o accada qualcosa di bello. Se nel destino di una persona non c’è più niente di bello, quella persona muore”.

Titolo originale:           A LONG WAY GONE: MEMOIRS OF A BOY SOLDIER

                            Autore:                                                                                ISHMAEL BEAH

                          Pubblicazione:                                                                                                    2007

I DANNATI DELLA TERRA

IL BINOMIO TRA SCIENZA E STORIA

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Eravate a conoscenza dell’esistenza di campi di concentramento, su suolo algerino?

I dannati della terra forse è il testo più famoso di Fanon oltre a Pelle nera, maschere bianche. L’autore, è figura di spicco della letteratura delle isole caraibiche; dotato di una formazione medica con una specializzazione in psichiatria, ha indagato le patologie degli afrodiscendenti del suo tempo. Profondo conoscitore della situazione algerina, per il suo soggiorno di lavoro nel paese nordafricano, egli entrò a contatto con la popolazione. Il suo approccio scientifico mostra le dinamiche destabilizzanti che i colonizzatori lasciarono sui locali.

Fanon nacque in Martinica, un’isola delle Antille considerata dipartimento d’oltremare. “Avvezzo” ai francesi e alle loro modalità, egli si trovava in Africa nel periodo storico degli anni ’60, in piena liberazione dall’invasore.

La violenza, il ruolo della nuova borghesia autoctona, i sindacati con le loro strategie di potere, il confronto tra gli inurbati versus i contadini e l’affaccio di nuovi leader inadatti erano gli eventi di quegli anni. Nella sezione finale del libro ci sono delle trascrizioni di conversazioni di pazienti che  presentano schizofrenia, paranoia e pazzia, in seguito ai violenti traumi perpetrati dai vessatori gallici. Il dottor Fanon ed il suo team, rilevarono che i medici francesi formularono delle teorie scandalosamente errate che squalificavano l’integrità morale dell’algerino. Purtroppo, tali diagnosi erano derivate dal giudizio negativo aprioristico sui magrebini, e denotava impreparazione dei coloni.

Da rendere lettura obbligatoria.

“L’Europa è letteralmente la creazione del Terzo Mondo. Le ricchezze che la soffocano sono quelle che sono state rubate ai popoli sottosviluppati”.

“La guerra coloniale d’Algeria non ha soltanto avuto l’effetto di moltiplicare i disturbi mentali e di favorire lo schiudersi di fenomeni morbosi specifici. […] La caratteristica di queste malattie è di essere di tipo psicosomatico”.

                          Titolo originale:                                                        LES DAMNÉS DE LA TERRE

Autore:                                                                      FRANTZ FANON

Pubblicazione in Italia:                                                                                        1961

OGNI GIORNO E’ PER IL LADRO

NEMO PROFETA IN PATRIA

Teju Cole

Un’alternanza tra la prosa e foto per il ritorno a casa di Teju Cole, cittadino nigeriano trasferitosi negli Stati Uniti, divenuto scrittore e fotografo. Tornare in patria dopo quindici anni d’assenza per visitare i parenti, può essere sconcertante, soprattutto, se si tratta del continente dalle torride temperature.  Il racconto inizia all’ambasciata americana ed approda a Lagos. Cole dopo anni all’estero,  osserva i propri connazionali lo sguardo del forestiero in patria, e viene trattato come tale. Le dinamiche dell’ex capitale della Nigeria sono ben state descritte in libri come In cerca di Transwonderland di Noo Saro Wiwa e in Culo nero di A. Igoni Barrett.

Cole è spesso sconfortato dagli eventi della società a quella latitudine. Difatti, si imbatte negli stereotipi più noti del paese battente bandiera verde-bianco-verde, come quando si reca in un internet center. Nonostante sul muro campeggi la scritta di divieto della Nigerian Prince Scam (la famigerata truffa alla nigeriana), il nostro eroe si trova circondato da schermate di pc davanti ai quali, gli scammers (truffatori) sono intenti a mettere in atto il raggiro. In un altra occasione assiste impotente al tentativo di estorsione di denaro da parte di balordi ai danni di sua zia.  A tutto questo, si aggiunge la cancrena dell’interruzione della corrente elettrica da parte della società che gestisce il servizio a livello nazionale; ciò costringe i cittadini più abbienti a dotarsi di rumorosi generatori alternativi, che disturbano le notti di sonno del protagonista.

Ci sono anche le belle storie ovviamente. Come il National Museum del Muson Centre (Music Society of Nigeria) un centro di eccellenza di insegnamento della musica, oppure scorgere tra la folla una ragazza con sotto il braccio un libro di Ondaatje. La parte più suggestiva è quando capita per caso in una zona dove il tempo sembra essersi fermato, in cui dei costruttori di bare creano, con maestria, realizzano i preziosi rettangoli di legno.

Ancora una volta, è dimostrato che tornare a casa non è mai facile.

 

 

 

L’economia informale è il mezzo di sostentamento di moltissimi abitanti di Lagos. Ma la corruzione, in forma di pirateria o mazzette, significa anche che moltissimi rimangono ai margini. […] Nulla funziona proprio perché tutti prendono una scorciatoia.

 

Titolo originale:                         EVERY DAY IS FOR THE THIEF

                                     Autore:                                                             TEJU COLE

Pubblicazione in Italia:                                                                          2014

LE NIGERIANE

Quattro vite, quattro ragazze che lontane dalla loro casa, stanno esercitando il lavoro più antico del mondo.

                                                                   QUANDO ESSERE NIGERIANA È UN’ANTONOMASIA

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Le nigeriane – C. Unigwe.

Il titolo scelto per l’edizione italiana è sul filo del rasoio, perché sembra un rimando alla locuzione, molto radicata, andare a nigeriane.

La Unigwe mostra il mondo della prostituzione dall’interno, con la storia di quattro ragazze – Ama, Siti, Joyce ed Efe – partite dall’Africa occidentale per essere catapultate nel cuore dell’Europa, ad Anversa.

L’intricata rete dello sfruttamento della prostituzione è composta universalmente da compaesani malviventi, madame approfittartici e la connivenza delle autorità dei paesi di approdo. Il luogo di lavoro è il quartiere a luci rosse di Anversa, l’esistente Schipperskwartier, famoso per avere le vetrine dietro cui sostano le ragazze che vengono guardate o scelte per la prestazione sessuale.

La diversità delle protagoniste e loro ironia, malgrado tutto, rendono meno degradanti il loro operato con i clienti i quali rappresentano la fonte di guadagno che permette loro di accumulare più soldi il prima possibile, per liberarsi dal debiti contratti con i vari sgradevoli personaggi di questo mondo. In tutto ciò il dolore viene tenuto a bada in maniera differente dalle ragazze, che pur vivendo a stretto contatto l’una con l’altra, sanno poco o niente della vita delle altre; gli equilibri si alterano quando Sisi un giorno compie una scelta. Quest’ultima cambierà le sorti delle sue compagne di viaggio.

“Ah, dammi il passaporto. Da ora in poi, fin quando non avrai saldato il debito, lo conservo io”.

Titolo originale:               FATA MORGANA

Autrice:                              CHIKA UNIGWE

                                                                                      Pubblicazione in Italia:                         2007

UNA QUESTIONE DI POTERE

   LA FRAGILITA’ DIETRO IL GENIO

 

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Greve penso sia l’aggettivo più calzante per descrivere questo libro, in quanto arrivare  fino all’ultima pagine è stata una fatica immane, soprattutto nella seconda parte.

Elizabeth è una giovane sudafricana figlia di genitori di etnie diverse, cresciuta in pieno apartheid. Il livello di violenza è tale che le aggressioni contro la popolazione nera si estendono anche di notte, con prelievi forzati negli appartamenti da parte delle forze di polizia. Questo snervante modo di vivere porta la protagonista a spostarsi nel paese limitrofo, in Botswana, dove l’Integrazione e la vita da esule non le si addicono.

L’assestamento nella nuova nazione in quanto madre single con figlioletto, si rivela tutt’altro che semplice. Inoltre, inizia a soffrire di sdoppiamenti di pensiero. La preoccupazione per il quotidiano si alterna a incubi ad occhi aperti che coinvolgono i suoi ex amanti, Sello e Dan, che divengono i suoi personali aguzzini mentali. Per fortuna, non ci sono solo i sogni scabrosi. La vita di tutti i giorni è fatta anche di lavoro di volontariato, in un orto assieme ai cooperanti internazionali e gli abitanti del villaggio. Momenti che ancorano Elizabeth alla realtà, nonostante finisca ricoverata due volte in ospedale, per esaurimento nervoso. Testimone importante dell’esilio e dell’instabilità psicologia, Bessie Head è considerata la scrittrice botswana più influente del suo paese.

Quando ci rendiamo conto che tutto va a rotoli dentro di noi cerchiamo di riempire vuoti e lacune aggrappandoci alla certezza dellla routine quotidiana e facendo sforzi spaventosi per riguadagnare la salute mentale, il controllo di noi stessi.

 

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Stifling is the word that comes to mind when describing this book. Finishing up this book was a true effort.

Elizabeth is a young mixed race woman living in South Africa during apartheid time where black people are overly exposed to violence, facing invasions and kidnapping by the police in the privacy of their homes. This exhausting way of living leads our protagonist to emigrate to the nearby country of Botswana. Nevertheless, integration barely suits her.

The adjustment in the new country as a single mother is not easy. In addition to all the difficulties that she’s facing already, Elizabeth will start having split thoughts between her regular life and waking nightmares about Sello and Dan, two past lovers who will soon become her mental tormentors. But there aren’t just the thorny dreams. Daily life revolves around voluntary work at a vegetable garden, alongside international volunteers and the inhabitants of the village. Even though she will be hospitalized twice for nervous breakdowns, work anchors Elizabeth to reality.

 

Titolo originale:          A QUESTION OF POWER

                                                                            Autrice:                               BESSIE HEAD

                                                                             Pubblicazione in Italia:                                  1994

MIGRITUDE

L’OSPITE CHE PROVA IMBARAZZO PER GLI OSPITANTI

 

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Migritude.

Shailja Patel è passata a Venezia di recente allo spazio Micromega, per parlare del suo libro edito qualche anno fa. Il titolo Migritude è l’unione di due parole: migrante ed attitudine. Attitudine da intendere all’inglese, nel senso di grinta, orgoglio. Le origini della autrice sono indiane – come suggerisce il cognome Patel -, ma è nata in Kenya. Nel 1972 il famigerato dittatore Idi Amin cacciò gli asiatici dall’Uganda; i genitori della Patel per paura che questi nefasti editti sconfinassero anche in Kenya, fecero emigrare all’estero l’autrice, la sorella Naree ed il fratello Vinod. In Inghilterra si formò e, in seguito, si trasferì negli States.

La scrittrice Patel ha enunciato passaggi del suo libro in piedi, alla maniera delle poetry slam,  le famose performance oratorie di competizioni in versi.

L’edizione che ho tra le mani è divisa in due parti, con il testo originale a fronte. Un patchwork che descrive la sua vita di ragazza sagace che si rapporta ai vari contesti della vita, dalla formazione all’età adulta.

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Una dedica dell’autrice.

Storia

<<A scuola ci insegnavano che l’indipendenza l’avevamo ottenuta in maniera “pacifica”, senza spargimenti di sangue. Nella guerra di indipendenza del Kenya vennero uccisi meno di 100 bianchi e quasi 300.00 africani>>.

Femminilità

<<Diceva mia madre: essere bella è il minimo che puoi fare, Shailja, per compensare il fatto di non essere nata maschio>>.

Cultura occidentale

<<Ci facciamo piccoli, senza mostrarlo, vergognandoci per voi quando vi servite per primi, non offrite da bere o da mangiare agli ospiti, mangiate prima di noi senza condividere e ci insultate senza rendervene conto>>.

 

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S. Patel al Micromega a Venezia.

 

Vedete, spetta a noi proteggervi dal disagio che provate nel percepire le disuguaglianze. Di proteggere  il vostro senso di progressismo cosmopolita quando vi degnate di passare del tempo con noi. Senza però mettervi troppo alla prova.

Titolo originale:                      MIGRITUDE: AN EPIC JOURNEY IN FOUR MOVEMENTS

Autrice:                                                                                                  SHAILJA PATEL

Pubblicazione in Italia:                                                                                                                2008

 

C’È BISOGNO DI NUOVI NOMI

                                                                              LA GHOSTWRITER DELLE NOSTRE BIOGRAFIE

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NoViolet Bulawayo ambienta il suo romanzo nello Zimbabwe odierno per seguire le scorribande di un gruppo di ragazzini provenienti da una zona svantaggiata, che passano i loro pomeriggi a bighellonare per la porzione benestante della città limitrofa, denominata Budapest. Darling, la protagonista e la sua band sgangherata formata da Bastard, Chipo, Diolosà, Sbho, Stina – li ho trascritti correttamente, non mi sono sbagliata – sono dediti al furto delle agave nei cortili e a vandalizzare le facciate delle case. Tra tutti, Darling è la più avvantaggiata, perché ha una zia in America che spera di raggiungere presto.

Ed è proprio nella sospirata terra promessa che l’adolescente Darling riesce ad approdare, dopo aver solo conosciuto per tutta la sua vita le strade polverose della sua terra natia. La crudezza dei sentimenti degli emigrati, li avevo trovati analiticamente indagati in “Americanah” e in “Quella cosa attorno al collo” entrambi della Adichie; le tematiche del disorientamento, l’adattamento ai nuovi costumi, l’implacabile riflessione sul futuro, proprio e quello dei cari, attanaglia le persone che lavorano per rendere prospero un paese che non è il loro e dal quale, spesso, non viene riconosciuto il contributo.

Ci sono molti passaggi significativi nel libro, come: <<quando sono stati grandi abbastanza e noi abbiamo cominciato a parlare del nostro paese, i nostri figli non ci hanno pregato di raccontare le storie della terra che avevamo lasciato. Sono andati su Google a cercare. Quando hanno finito di cercare, ci hanno guardati con un’espressione a metà tra la pietà e l’orrore e hanno detto: Dio mio, venite davvero da lì?>>.

Fa sempre effetto vedere trascritti su carta dialoghi ed episodi similari a quelli avvenuti nella propria vita. Bulawayo accresce il mio entusiasmo per le scrittrici di discendenza africana, che si tramutano involontariamente in ghostwriters delle nostre biografie.

Lettura estremamente consigliata.

I nostri genitori vengono a trovarci in sogno. Non ci toccano, non ci parlano, ci guardano con occhi che non riusciamo a ricordare. Quando tentiamo di avvicinarci, ci ritroviamo davanti mari che non riusciamo ad attraversare.

 

Titolo originale:                                              WE NEED NEW NAMES

                              Autrice:                                            NO VIOLET BULAWAYO

Pubblicazione in Italia:                                                                                2014

CERCANDO LINDIWE

        IL GRANDE LASCITO DI BESSIE HEAD

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Cercando Lindiwe.

Del Sudafrica, tutti hanno in mente solo alcune parole chiave: Mandela, Apartheid, Afrikaans, Boeri e Waka Waka. Questi termini non sono assolutamente sufficienti per descrivere un paese dalla storia così complessa e sfaccettata. Nel Sudafrica del dopoguerra avvenivano ogni sorta di nefandezze uguali a quelle dell’America segregazionista di Jim Crow; la popolazione nera veniva tenuta separata nei luoghi pubblici, per mezzo dei cartelli che recitavano “Slegs blankes/whites only”, ovvero “solo bianchi”. C’erano i raid notturni della polizia che irrompeva nelle case dei dissidenti e di semplici cittadini neri per spostarli in altre zone, violenze carnali a danno delle donne e l’obbligo del malfamato pass, che i coloured dovevano possedere, per uscire dalle ribollenti  township – periferie -.

E poi ci fu Sharpeville.

Il 21 marzo 1960, nella township di Sharpeville, ci fu una carneficina in cui sessantanove sudafricani neri persero la vita e centottanta furono feriti, mentre stavano manifestando il loro dissenso contro le misure restrittive di movimento imposte nei loro confronti. Sullo sfondo di questi ed altri avvenimenti, il romanzo è incentrato sulla sofferenza che Lindiwe/Ruth prova durante l‘esilio. Lo strappo dalla patria, l’incomprensione ed i pregiudizi delle persone del paese ospite e l’incapacità di trasmissione delle propria cultura alla figlia. All’apparenza, sembra una donna schizofrenica, che si gonfia di nostalgia conducendo un’esistenza con la testa rivolta al passato, ma, in realtà, ella avrà talmente tanto coraggio che arriverà a prendere una decisione ottimale per la sua vita. 

Molti hanno dovuto scegliere la via dell’esilio, Bassie Head, Nat Nakasa, Can Themba, Ingrid Jonker, Todd Matshikiza, Lewis Nkosi, Peter Abrahams, Ezekiel Mphalele, Harry Bloom, Nadine Gordimer, Dapne Rook.. gli incarcerati Mongane Wally Serote […].

 

Autrice:                                     VALENTINA ACAVA MMAKA

Pubblicazione in Italia:                                                              2007

 

IL COLORE DEI NOSTRI FIGLI

           A CHE PUNTO SIAMO CON L’INTEGRAZIONE SCOLASTICA? 

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Il colore dei nostri figli.

Un’inchiesta sul trattamento riservato ai figli degli immigrati di prima generazione.

La prima storia presa in esame è quella di Ethiel France, ai tempi una bambina,  al momento della sua iscrizione nella scuola elementare di Fassa Vicentina. La bimba fu respinta dal parroco della scuola, che motivò il suo rifiuto sostenendo che i bambini autoctoni sarebbero stati in difficoltà nel trovarsi a contatto con una bambina diversa da loro.

In questa sede, mi asterrò da qualsiasi commento sul comportamento di questo religioso.

Il libro indaga le interazioni dei “nuovi studenti italiani” con il sistema scuola, nello specifico in esame è il Veneto, e gli effetti degli atteggiamenti discriminatori sugli alunni.  Sono intervistati degli esperti psicologi, dirigenti scolastici, educatori e alcuni studenti. Ewanfoh caldeggia corsi di formazione agli insegnanti e l’introduzione nel corpo docenti di professori di origine straniera. Suggerisce, inoltre, ai genitori forestieri di avere un ruolo più attivo nell’accompagnamento dei figli nei meandri del sistema scolastico italiano, apparato che risulta dispersivo, spesso, anche ai genitori degli autoctoni. 

L’autore fa un appello ai genitori indigeni che instillano la paura per il diverso ai propri figli, di provare a sforzarsi di conoscere le loro controparti dal background diverso.

La discriminazione può avere diversi effetti sullo sviluppo e sulla maturazione della sfera affettiva si una persona. La negligenza, la noncuranza educativa-affettiva è una forma di abuso molto forte che ha ricadute sullo sviluppo cognitivo, emotiva […].

                                                   Autore:                                                  OBEHI PETER EWANFOH

Pubblicazione in Italia:                                                              2016

LA SIGNORA DELLA PORTA ACCANTO

        L’UMORISMO SENILE CHE NON TI ASPETTI

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Non sono mai stata una lettrice che faceva caso al gender, ho sempre letto tutti, purché fossero emozionanti.

Ma, ora, mi ritrovo ad amare intensamente le scrittrici che recensisco. Mi piacciono le parole “esatte” che decidono di impiegare per descrivere le emozioni. Sudafrica, dove due donne Hortensia e Marion, si ritrovano vicine di casa. Quello che le separa è evidente: sono diametralmente opposte, l’una nera e l’altra bianca, accomunate dalla posizione sociale, la “vecchiaia” e l’invidia.

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La signora della porta accanto.

Sì. Proprio quella. I loro pensieri vertono su quei sentimenti “scomodi” che non emergono verbalmente. Il successo professionale di entrambe non esime loro dall’accrescere delle discrepanze emotive con le loro famiglie. Nel loro “rapporto” sapranno far emergere  sentimenti inediti e riflessioni prima a loro sconosciute.

Le risate sono assicurate.

Cos’è che lo rende tuo “amico”? Il fatto che sia nero o il fatto che sia povero, o entrambe le cose?

Titolo originale:                                         THE WOMAN NEXT DOOR

                                         Autrice:                                                                YEWANDE OMOTOSO

                                         Pubblicazione in Italia:                                                                    2018