PADIGLIONE MOZAMBICO/MOZAMBIQUE PAVILION

TITOLO MOSTRA_       THE PAST, THE PRESENT AND THE IN BETWEEN

CURATRICE_                                             LIDIJA KOSTIC KHACHATOURIAN

ARTISTI_                                                                           GONCALO MABUNDA

                                                                                                         MAURO PINTO

                                                                                            FILIPE BRANQUINHO

 

Traduzione sommaria da articolo di Andrea Moreira del giornale presentativo del Padiglione.

Debutta per la prima volta nel 2015 alla 56ma Biennale di Arti Visive di Venezia e ora lo ritroviamo all’edizione 58ma. The Past, The Present and The in Between vuole mostrare attraverso un approccio contemporaneo il passato travagliato di questa nazione e le sue ripercussioni nella società odierna. I tre artisti contemporanei più rappresentativi sono Gonçalo Mabunda, Muro Pinto e Filipe Branquinho cresciuti nell’era postcoloniale, durante una delle più sanguinose guerre civili del secolo durata dal 1977 al 1992.

Attraverso l’arte è investigata la situazione socioeconomica, il passato è analizzato ed ci si interroga sul presente per approdare ad un futuro migliore. Il visitatore è portato a riflettere sulla violenza, corruzioe ed ingiustizia sociale. L’indipendenza dai portoghesi è arrivata relativamente tardi, se comparata agli altri stati africani, e nei sedici anni di guerra intestina la produzione artistica è stata pesantemente influenzata da situazioni politiche dello Stato e alla creazione di identità nazionale.

Ritengo sia un importante occasione per scoprire un paese di cui si sa poco, attraverso questi artisti.

TITLE EXHIBITION_       THE PAST, THE PRESENT, AND THE IN BETWEEN

CURATOR_                                             LIDIJA KOSTIC KHACHATOURIAN

ARTISTS_                                                                           GONCALO MABUNDA

                                                                                                         MAURO PINTO

                                                                                            FILIPE BRANQUINHO

 

Excerpt of an article by Andrea Moreira from National Pavilion Of Mozambique journal.

Presented for the first time in 2015 at the 56th Venice Biennale, the National Pavilion of Mozambique finds its home again for the 58th International Art Exhibition. The Past, The Present and The in Between, aims to show through a contemporary approach the troubled past of the nation of Mozambique and it’s consequences in today’s society. Interpreted by the country’s three most representative contemporary artists, Goncalo Mabunda, Maura Pinto, and Filipe Branquinho, each of whom grew up in post-colonial Mozambique during one of the bloodiest civil wars of the last century. This unfortunate historical event lasted from 1977 to 1992.

Through their art, they investigate the socioeconomic condition of their country, analyze the past, and question the present for a better future, bringing to this exhibition a reflection on violence, corruption, and social injustice. Compared to other African countries, the Mozambican Republican gained independence only recently, in 1975, after ten years of insurrection against the Portuguese. During this time, artistic production had been heavily influenced by the political situation of the state and tied to the creation of national identity.

 

 

CHRIS OFILI

IL CAVALIERE DELL’ARTE

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Poolside Magic è una rassegna dell’artista inglese Chris Ofili, che presenta in una serie di riquadri multicolor, in cui sono presenti due protagonisti; una donna scura e prosperosa che assisa o sdraiata viene riverita da un maggiordomo. La tecniche utilizzate sono l’acquerello, pastello e carboncino.

L’atmosfera è resa mistica dalla patina di fumo che avvolge le due figure. I lineamenti sono indistinti e, a volte, la figura della donna sembra evocata dal fuoco della bacinella sorretta dall’inserviente. Non è chiaro se tra i due soggetti ci sia solo un rapporto di semplice subordinazione o di sottile amoreggiamento.

 

Poolside Magic 8, 2012

L’artista inglese fa ritorno a Venezia – da cui mancava dal 2015 -, con una selezione di dipinti inclusa nell’All the world future, ed esporrà alla 57th Biennale di Venezia fino al primo luglio 2017.

Titolo mostra_                        POOLSIDE MAGIC

  Artista_                                              CHRIS OFILI

Victor Miro Venice

San Marco 1994, 30124 San Marco

Sestiere San Marco

 

 

LORNA SIMPSON

 

Nata a Brooklyn nel 1960, ha ricevuto un BFA in fotografia alla School of Visual Arts di New York ed un MFA all’università della California a San Diego nel 1985. In quell’anno era già considerata una pioniera nella fotografia concettuale, grazie alla sua ridefinizione di quest’arte che l’ha portata a produrre lavori considerati tra i più innovativi di quell’epoca.

Divenne nota a metà anni ’80 per le sue foto su larga scale corredate di testi che confrontavano e sfidavano la stretta veduta convenzionale di sesso, identità, cultura nelle relazioni dell’America contemporanea.

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In seguito riverserà la sua abilità in video e film, in cui molto spesso una pluralità di individui si trovavano in enigmatiche conversazioni. Fu la prima artista afroamericana ad esporre alla Biennale di Venezia nel 1990 e sempre in quell’anno ha avuto le sue solo exhibitions nei maggiori musei, utilizzando vari media e tecniche, inclusa la serigrafia su grandi pannelli ed installazioni.

 

DIASPORA PAVILION II

 

DAVE LEWIS

IMG_0650Una serie di foto, in cui un uomo di colore di spalle, posa in primo piano in vestiti anni ’60, a Venezia. Questo stesso progetto è stato presentato alla 54^ Biennale di Venezia del 2011.

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KHADIJA SAYE (1992 – 2017)

Khadija Saye era una fotografa di origine gambiana, trapiantata a Londra, di venticinque anni. Scomparsa prematuramente nell’incendio del Grenfell Tower di Londra nella parte di nord Kensington tra la notte del 13 e del 14 giugno.

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Dwelling: in this space we breathe

Il suo “Dwelling: in this space we breathe” serie di ferrotipi su tavole di collodio umido sul tema della pratiche spirituali nel Gambia e sulla necessità delle persone di trovare un conforto nella forza maggiore.

Opera basata sulla ricerca del significato del nostro percorso terreno. La nostra esistenza si fonda sull’unione tra il ricordo fisico e quello spirituale.

E’ in questi legami che ci identifichiamo con i nostri corpi fisici e astratti. Usando se stessa come soggetto. Saye esplora fisicamente come il trauma è rappresentato dall’esperienza delle persone nere.

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Nak Bejjen (Cow horn), 2017

Nelle immagini vengono utilizzati oggetti sacri, provenienti da diversi guaritori spirituali in Gambia tramite scambio e preghiera. Il sito di Khadija Saye  http://www.sayephotography.co.uk/

 

Le descrizioni di Khadija Saye, sono tratte dall’opuscolo del Diaspora Pavilion
curato David A. Bailey & Jessica Taylor

Diaspora pavilion

Calle de le Erbe

Palazzo Pisani S. Marina

Venezia

 

 

DIASPORA PAVILION

Il padiglione della diaspora è un luogo in cui diciannove artisti hanno proposto i loro lavori, presentati con diversi media. Questo padiglione è inteso come osservatore del fenomeno degli spostamenti di individui, in questo caso specifico gli artisti, che soggiornano sviluppando la loro creatività in un paese diverso da quello di origine.

Su due piani sono concentrate le opere che denotano la complessità e ricchezza del tema diasporico.

BARBARA WALKER

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Trascended, 2017

Barbara Wlker “TRASCENDED” nuova serie di disegni su parete ritraenti soldati e gruppi di persone. In particolare i militari, sono quelli arruolati nelle guerre mondiali il cui contributo è stato spesso offuscato e non riconosciuto. A loro era vietato combattere

Spesso i soldati neri venivano impiegati in compiti più pesanti come caricare le munizioni, scavare le trincee, stendere i fili elettrici o pulire le latrine. Qui viene celebrata la memoria, di coloro che furono arruolati nel reggimento British West Indian.

HEW LOCKE

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“Boat F” from the series on the tethys sea, 2017

 

Nave come l’emblema del viaggio, del commercio e fin dall’antichità è stato il mezzo per eccellenza per allontanarsi e per fuggire. L’artista, ha raffigurato le sue imbarcazioni ad immagine e somiglianza di quelle viste in laguna. La particolarità è che sopra i modellini, fanno sfoggio talismani, monete, fiori ed altri oggetti.

KIMATHI DONKOR

Reinterpretazione del dipinto di Jacques- Louis David Rousseau, questa opera si inserisce nel filone del Rinascimento nero, con il rovesciamento di ciò chel’artista ha appreso nelle tradizionali accademie d’arte mescolandola alla estetica nera.

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Toussaint l’Ouverture at Bedourete, 2004

Le opere di Donkor pongono enfasi sull’importanza della iconografia e come quest’ultima venga spesso utilizzata per far prevalere quello occidentale come l’unico ad avere le qualifiche e requisiti, e la fusione delle tecniche apprese per esaltare invece le culture considerate “minoritarie”.

YINKA SHONIBARE MBE

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The British Library

Approderete davanti a degli scaffali stipati con migliaia di libri ricoperti di tessuti dalle fogge sgargianti, in cotone, che sono spesso utilizzate per i vestiti che ricordano l’Africa, ma di lavorazione, di quello che è un vero e proprio monopolio, olandese.  I nomi che vedrete sulla fiancata, appartengono ai migranti che hanno dato un notevole contributo  nel panorama culturale britannico.

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L’opera può essere visionata anche sul sito http:// thebritishlibraryinstallation.com

ISAAC JULIEN

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Western Union Series n. 12, 2007

Regista ed artista le sue opere sono spesso di forte impatto e con tematiche sociali attuali come questa di questa serie sulla migrazione di africani ed asiatici. Sono passati dieci anni dall’uscita di questo film, ma la questione è più attuale che mai.

Nel video, si affiancano narrativa e danze messe in scena da ballerini tesi a mettere in scene con la loro danza, il viaggio che non sempre fa approdare le persone vive.

SOKARI DOUGLAS CAMP

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All the world is now richer

Questa installazione rappresenta le varie fasi della schiavitù, dall’uomo ancora in Africa, altre due statue già trapiantate in America,  ed un’altra dopo la post-liberazione.

 

Diaspora pavilion

Calle de le Erbe

Palazzo Pisani S. Marina

Venezia

ZIMBABWE PAVILION

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TITOLO MOSTRA_                                    DECONSTRUCTING BOUNDARIES

                                                                   EXPLORING IDEAS OF BELONGING

CURATORE_                                                                      RAPHAEL CHIKUKWA

ARTISTI_                                                                   ADMIRE KAMUDZENGERE

                                                                                                    CHARLES BHEBHE

                                                                                                        DANA WHABIRA

                                                                                                            BERRY BICKLE

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Il padiglione dello Zimbabwe ha segnato il suo gettone di presenza per la quarta volta alla Biennale di Venezia. Deconstructing boundaries cerca di porre alcune domande relative alla questione dell’appartenenza e dei confini, attraverso le voci di quattro artisti.

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Charles Bhebhe,The Zim Dolla, 2017

Charles Bhebhe è un giovane prolifico visual artist nel suo uso di colorazioni particolari nei suoi dipinti incentrato sulla rappresentazione delle persone  e lavori figurativi. I suoi lavori sono stati esposti in Zimbabwe e gallerie private. I suoi quadri sono una riflessione dei tempi che viviamo.

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Suspended in Animation, Dana Whabira, 2012

Dana Whabira è un architetto, artista, facilitatrice culturale e curatrice. Nel maggio 2013 fonda Njelele Art Station un progetto di spazio sperimentale focalizzato sui media d’arte contemporanea, ad Harare.

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Admire Kamudzengenrere è un giovane pittore espressivo dallo strabiliante talento. Noto per la sa vivida, cruda allegorica descrizione della vita nello Zimbabwe. I suoi ritratti maschili sono intensi, incentrati su questioni come la lotta  personale, rapporto padre-figlio e la mascolinità.

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Sylvester Mubayi, Snails crossing river, 2017

Sylvester Mubayi concentra il suo lavoro sulle persone del suo paese su i loro rituali e modi di vivere, gli spiriti ed i posti sacri. Le lumache che qui attraversano il fiume con degli orfani in salvo nei loro gusci, mentre purtroppo i genitori sono stati spazzati via da una inondazione. Le lumache, in questo contesto sono creature salvifiche che rappresentano gli spiriti ancestrali.

The Zimbabwe Pavilion alla 57. Edizione della Biennale di Venezia

Santa Maria della Pietà

Sestiere Castello, 3701

KENYA PAVILION

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TITOLO MOSTRA_                 ANOTHER COUNTRY

CURATORE_                                  JIMMY OGONGA

ARTISTI_                                  ARLENE WANDERA

                                                     MWANGI HUTTER

                                              PAUL ONDITI

                                                      PETERSON KAMWATHI

                                              RICHARD KIMATHI

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Cinque artisti contemporanei provenienti dal Kenya che rappresentano il loro paese nella mostra che avrà il titolo “Another Country” tratta dal romanzo di James Baldwin del 1961, incentrato sul racconto di un anno cruciale nelle vite dei suoi otto personaggi. La storia è di un’intensa e appassionata narrativa, che vuole convergere l’attenzione sulle domande della società, che sembra insistere sulla sfiducia di un non futuro.

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Richard Kimathi, Bubbles, 2016

Richard Kimathi ha conseguito una laurea al Nairobi Creative Art Centre ed una specializzazione in Arti grafiche. E’ in continua ricerca, sperimentazione, ed esplorazione di ciò che lo attornia. E’ cresciuto in questi anni come artista ed ha raggiunto considerevoli abilità tecniche: sicuro nelle linee, nelle composizioni e nei colori, il suo lavoro si concentra raramente su se stesso, ma spesso sull’umanità.

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Mwangi Hutter, timequinox, 2017

Mwangi Hutter, Ingrid Mwangi, kenyana e Robert Hutter, tedesco che hanno legato i lori cognomi ed hanno creato questo artista. Il loro lavoro che include video, fotografia, installazioni, sculture e performance, funge da cassa di risonanza per riflettere sulle realtà del mondo che cambia.

Paul Onditi
Paul Onditi

Paul Onditi ha studiato arte a Offenbach sul Meno, ed ora è resident a Nairobi. La sua pratica in costante evoluzione, ha abbandonato gli intricati e vividi colori  degli inizi ed ora traccia città in rapida urbanizzazione con tecniche altamente sperimentali e manipolazione della vernice sulla tela.

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On the Ladder, 2017, Arlene Wandera

Arlene Wandera nata in Kenya e trasferitasi ne Regno Unito con famiglia prima che compisse i dieci anni di età. Si articola su più mezzi espressivi con sculture ed istallazioni. Il suo lavoro analizzava inizialmente i suoi ricordi di infanzia ed ha subito una svolta l’indagine delle relazioni interpersonali sul conflitto tra il suo bagaglio culturale e la vita in occidente. Utilizza spesso materiali di scarto.

The Kenya Pavilion alla 57. Edizione della Biennale di Venezia

Scuola Palladio

Giudecca, Campo Junghans

 

 

 

ANGOLA PAVILION

TITOLO_  MAGNETIC MEMORY/ HISTORICAL RESONANCE

CURATORE_                                 JOSE ANTONIO  OLIVEIRA

MARIA DA SILVA DE OLIVEIRA

PAOLO KUSSY CORREIA FERNANDES

ARTIST_           JOSE’ ANTONIO OLIVEIRA ‘ANTONIO OLE’

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Antonio Ole participa alla 57. Edizione alla Biennale di Venezia con un solo show “Magnetic Memory / Historical Resonance”. Artista eclettico, si è distinto per la fotografia, film documentari ed installazioni multimediali.

IMG_0482Inizia a disegnare presto e già alla scuola superiore raggiunge la notorietà nazionale. Ha esposto anche al Salone del Luanda di Arte moderna e di recente, al Mus al Museo nazionale dell’arte africana includendo nella prima delle nuove serie “Artists in Dialogue”. E’ l’artista angolano più famoso all’estero.  

IMG_0490 (2)Nel padiglione dell’Angola, Antonio Ole racconta con dei video, la costruzione della neonata nazione angolana, ed il cementarsi di un senso comune della popolazione angolana con la conseguente crescita del paese.

IMG_0491 (1)Artista camaleontico, il cui lavoro cinematografico è meno conosciuto nella sua carriera. I quattro film proiettati, mostrano il lavoro delle donne, adunanze politiche, educazione sanitaria e quella scolastica.

Versione 2

The Angola Pavilion alla 57. edizione della Biennale di Venezia

Venice Art Space

Fondamenta degli Incurabili

Dorsoduro 557

 

IVORY COAST PAVILION

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TITOLO MOSTRA_ THE JUICES OF TIME

CURATORE_ MASSIMO SCANGELLA

ARTISTI_ OUTTARA WATTS

JOANA CHOUMALI

JEMS ROBERT KOKO BI

JOACHIM K. SILUE

RAIMONDO GALEANO


La Costa d’ Avorio è alla sua seconda partecipazione nazionale a seguito del debutto avvenuto nel 2013 con la sua “Tracce e Segni”.

Con questa mostra gli artisti ivoriani scandagliano il tempo attraverso vari metodi espositivi quali installazioni, fotografie, quadri e sculture lignee.

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dettaglio di DIASPORA, 2013 Jems Robert Koko Bi

Jems Robert Koko Bi crea due gruppi di sculture. L’artista è sempre attento alle tematiche della migrazione e i rimandi del suo lavoro, sono alla sua storia personale divisa tra Africa ed Europa. Il primo gruppo scultureo, raggruppato in cerchio come dei monoloti antropomorfi ci accoglie appena entrati sulla destra.

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dettaglio di Racine, 2016 Jems Robert Koko Bi

Koko Bi afferma che dopo una battaglia intereriore, ha finalmente trovato rifugio nel bosco ed il legno essendo un materiale vivo, mantiene la sua neutralità e si lascia avvicinare senza creare conflitti. Il legno, asserisce, libera lo spirito e permette il gioco delle molteplici forme nelle quali si confrontano il vuoto ed il pieno.

Ouattara Watts ha creato dipinti che sono una continua interazione cono ciò che lo circonda. Di stanza a New York, per lui la pittura è curativa, ed è un metodo per capire il mondo. Nei quadri esposti, ci sono simboli che rimandano ad altre dimensioni, formule matematiche e segni.

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Ouattara Watts

Kagnedjatou Joachim Silue utilizza diversi materiali in terra, pigmento, assi di legno e vetro. L’autore residente a Modena, in certi particolari delle sue installazioni ricrea come degli squarci vivi, che sembrano delle nervature scoperte che percorrono il pannello con ad esempio, fili di ferro.

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Kagnedjatou Joachim Silue, particolare di In little mind, a little vision, 2017

Joana Choumali fotografa e artista “polivalente” di stanza ad Abidjan, presenta alcuni dei quadri-concetto che alternano la tempera classica con dei fili intessuti. Nella serie di foto ADORN, viene esplorata la tematica della bellezza della donna nera.

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dettaglio di Adorn 1, 2015 di Joana Choumali

The Ivory Coast Pavilion alla 57. Edizione della Biennale di Venezia

Palazzo Dolfin- Gabrielli

Dorsoduro 3593 

NIGERIA PAVILION

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TITOLO MOSTRA_        HOW ABOUT NOW?

CURATORI_       A. SONARIWO & E. IDUMA

ARTISTI_                                 PEJU ALATISE

QUDUS ONIKEKU

VICTOR EHIKHAMENOR

Questo è un momento storico per la Nigeria al suo debutto alla Biennale di arti visive veneziana, uno degli incontri artistici più prestigiosi al mondo.

Prestigiosi musei intorno al mondo fanno mostra degli stupendi lavori che vanno dall’arte delle sculture di Ife a quelle della cultura Nok. Oggigiorno gli artisti contemporanei nigeriani continuano a lasciare il loro segno   all’estero, esportando lo “status” della Nigeria, non solo come gigante economico dell’Africa, ma anche a livello artistico; dopotutto questo è il paese che annovera tra i suoi artisti Ben Enwonwu, Uche Okeke, Bruce Onabrakpeya, Demas Nwoko e Yusuf Grillo.

(traduzione eseguita da me del discorso di A. L. Mohammed dal catalogo dell’esposizione “Nigeria in Venice”)

I tre artisti che sventoleranno il vessillo nigeriano in laguna sono Peju Alatise , Victor Ehikhamenor, Qudus Onikeku.

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Particolare di “Flying girls” 2016 di Peju Alatise.

Questa scultura di Peju Alatise ferma nello spazio otto bambine alate in girotondo sospese nello spazio tempo con un paesaggio bucolico stilizzato attorno, narrano di sogni di libertà e voglia di ri-appropriazione del proprio corpo.

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Frame di un video di Qudus Onikeku “Right Here, Right Now”.

L’energia e la vitalità di Qudus Onikeku è espressa nelle performance dei suoi video proiettati per il suo ciclo “Right Here, Right Now.  Nella sua intervista presente nel catalogo, il performer dichiara di aver scavato nelle sue preoccupazioni, per dar dar espressione con il suo operato (che si estende in un periodo di vent’anni) con una sua estetica si occupa di catturare il tema del tempo che rimane argomento centrale.

Victor Ehikhamenor dice che come artista contemporaneo nigeriano ha la costante urgenza di vedere, imparare e continuare una narrativa così come detta dagli antenati. Gli artisti contemporanei, secondo Victor, hanno il privilegio di approfondire quello che sta al di là di ciò che è criticabile ed hanno accesso a documenti e la loro scelta è quella di fare una sintesi soggettiva tra l’appreso ed il concreto.

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Particolare dell’installazione Victor Ehikhamenor “A Biography of the Forgotten”.