TA-NEHISI COATES

 

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Con compostezza ed aneddoti in ordine sparso, Coates ci racconta com’è crescere neri in America. “Tra me e il mondo” è un testo indirizzato al figlio,  in cui il padre esprime tutta la sua preoccupazione per la sua preziosa progenie.

Sebbene cresciuto in una famiglia della media working class, Ta-Nehisi Coates che annovera il nonno ed il padre impiegati nella biblioteca universitaria, ha avuto un’infanzia ed adolescenza simili a coloro che crescevano tra varie miserie, nelle periferie turbolente. Coates, assieme agli altri ragazzi, considerava la strada il suo territorio dove sui marciapiede pulsava la vita tra socializzazioni, scazzottate e l’inevitabile spaccio.

Per i ragazzi neri, incombe spesso il pericolo del travalicamento dello spazio personale. Difatti in qualsiasi momento il corpo può venir loro sottratto per futili questioni, soprattutto dalla polizia. Negli USA si può morire per un semplice controllo d’auto, uno scambio di persona o la sosta nel giardino dei parenti. Coloro che sono deputati al mantenimento dell’ordine ed al rispetto delle leggi, sono  spesso i primi a commettere reati arrogandosi il diritto alla violenza sui fisici degli afroamericani.

Non accusate questo libro di esagerazione o vittimismo, perchè le cronache parlano chiaro.

…questo è il tuo mondo, e questo è il tuo corpo, e devi trovare il modo di convivere con tutto ciò. Ora ti dico che il problema di come si debba vivere dentro un corpo nero, all’interno di una nazione perduta nel Sogno è il dilemma della mia vita.

Titolo originale:                               BETWEEN THE WORLD AND ME

Pubblicazione in Italia:                                                                       2016

ENGLISH

With great composure and with a series of anecdotes, Coates will share his experience of growing up as a black man in America.

Between the world and me is addressed to his son, in which a concerned father is worried about his precious offspring.
Although he grew up in a working-class family, Ta-Nehisi Coates, whose grandad and dad had worked in the University library, has the same difficulties of those who grew up in troubled hoods.

Coates and other children considered the streets their own private territory, spending time between socialization, brawls and inevitably peddling.
For black kids, the trespassing of their personal space is always impending. Their own body could be stolen for futile reasons, especially from the police. In the USA you could be shot because you get stopped by the police, for a mistaken identity or for being in your relatives’ garden. Law enforcement is the first who commit crimes claiming rights over Afro-Americans bodies.

Don’t accuse this book of self-pity or exaggerating, because the daily news speaks for themselves.

“So you must wake up every morning knowing that no promise is unbreakable, least of all the promise of waking up at all. This is not despair. These are the preferences of the universe itself: verbs over nouns, actions over states, struggle over hope.”

“The point of this language of “intention” and “personal responsibility” is broad exoneration. Mistakes were made. Bodies were broken. People were enslaved. We meant well. We tried our best. “Good intention” is a hall pass through history, a sleeping pill that ensures the Dream.”

“To yell “black-on-black crime” is to shoot a man and then shame him for bleeding.”

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