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AFRICAN SUMMER SCHOOL ITALIA 2018

L’EDUCAZIONE CHE AVREMMO VOLUTO

 

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Oggi si è conclusa la VI^ edizione della African Summer School. L’inaugurazione il 17 luglio è iniziata con i saluti di Paola Mar, assessore al Turismo, Gianfranco Bonesso, responsabile del Servizio di immigrazione della città di Venezia. Erano presenti inoltre Luigia Cagnetta, Segretaria generale dell’associazione Redani, Laurent Luboya, responsabile sviluppo delle risorse per la African Summer School e M. Ghielmi di Vadoinafrica.com.

Il Rinascimento africano è stato il focus di questi cinque giorni intensi fatti di lezioni, lavori di gruppo, approfondimenti, domande e dialoghi. I due docenti principali che tenevano il corso: il prof. Sinsin Mahougnon Venance, docente di filosofia alla Università Pontificia Salesiana e Jose Do Nascimento, giurista e politologo, docente di diritto pubblico e diritto del web, sono stati dei capacissimi dispensatori di sapere che ci hanno illuminato su storia, religione e filosofia africana.

La African Summer School è un’iniziativa creata dal Fortuna Ekutsu Mambulu, tenutasi storicamente a Verona sin dal 2013, l’obiettivo dei corsi è quello di accrescere la cultura africana in maniera propositiva, attraverso una prospettiva interculturale data da docenti neri – quasi assenti nel panorama italiano – differente da quella presentata nel sistema scolastico “convenzionale”.

I partecipanti, la maggior parte afrodiscendenti, e lo staff, molto disponibile, mi hanno trasmesso una nuova voglia di ripartenza, lasciandomi spunti preziosi su cui lavorare. 

Rimaniamo in attesa delle prossime edizioni.

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L’IBISCO VIOLA

        CHIMAMANDA NGOZI ADICHIE

Titolo originale:                                                                                                PURPLE HIBISCUS

Pubblicazione in Italia:                                                                                                              2016

 

Versione 2

Nigeria.

Dischiudere il mondo interiore di Kambili, non è semplice.
Lei, che dalla sua prospettiva di adolescente timida e pensosa, è convinta che le relazioni siano fatte di silenzi e pulsioni soffocate come avviene nella sua famiglia, non comprende da principio ciò che avviene tra le sue mura domestiche.

Il vetro invisibile dietro il quale è posta dal suo status di privilegiata, e attraverso cui le persone la guardano, inizierà ad incrinarsi inaspettatamente il giorno in cui suo fratello Jaja, aprirà la strada alla ribellione, lasciando entrare finalmente rivoli di vivida e schietta vita.

Questo è il testo d’esordio della arcinota scrittrice nigeriana che ,in quanto a fama, sta ottenendo successi e riconoscimenti a livello planetario.


A casa tutto cominciò a crollare quando mio fratello Jaja non andò a fare la comunione e papà scagliò il suo pesante messale attraverso la stanza e ruppe le statuine della vetrina.

 

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IN CERCA DI TRANSWONDERLAND

      NOO SARO-WIWA

Titolo originale :                                                      LOOKING FOR TRANSWONDERLAND

Pubblicazione:                                                                                                                        2015

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Il cognome dell’autrice forse a qualcuno risuonerà nei corridoi impolverati della memoria, difatti Noo Saro Wiwa è la figlia del noto attivista nigeriano Ken Saro-Wiwa, ucciso nel 1995 dagli scagnozzi dei signori del petrolio.

Di etnia ogoni, proveniente dal sud della Nigeria, Noo (pronunciato Gnoo), cresce in Inghilterra, dove il padre ancora in vita fiutando le nubi della minaccia, aveva trasferito la famiglia. Ella anni dopo fa ritorno alla sua  terra natale, dalla quale è stata lontana per tredici anni e documenta la sua rentrée con uno schema a tappe. Un metodo narrativo che le si confà, siccome è spesso in giro per il mondo per redigere guide turistiche.

Inizia il viaggio partendo dalla ex capitale, Lagos, per riscoprire il suo paese, e ciò che più la colpisce è l’evidente decadenza urbanistica risultante dalla famigerata corruzione del governo e la sordità che quest’ultimo dimostra nel non voler intraprendere una diversificazione economica che non coinvolga l’estrazione del greggio. Molti osservatori da molto tempo sostengono che la varietà delle risorse naturali presenti, basterebbero da sole a rendere autarchicamente  sussistente il paese. Anche l’offerta culturale potrebbe contribuire a pesare sul PIL.

Il viaggio di Noo con le situazioni tragicomiche, ma ricche di stupore, contribuiranno a riappacificare la figlia prodiga alla terra natia.


 

<<Sono nigeriana>> ho risposto, delusa perché aveva capito che ero figlia della diaspora. <<Cosa le fa pensare che non lo sia?>>. <<Non hai l’aspetto di una nigeriana…ti vesti come le ragazze dell’Ymca >> ha detto. <<E vedo che fissi fuori dal finestrino…ti guardi attorno incuriosita. Non puoi essere di Lagos>>.

 

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TRA ME E IL MONDO

Alla tua età le persone che conoscevo erano tutte di colore e tutte avevano genuinamente, candidamente ed enormemente paura. Ho visto il terrore per tutta la mia giovane vita, anche se non sempre l’ho riconosciuto.

TA-NEHISI COATES

 

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Con compostezza ed aneddoti in ordine sparso, Coates ci racconta com’è crescere neri negli Stati Uniti, difatti  “Tra me e il mondo” è un testo di preoccupazioni paterne, che l’autore indirizza alla sua preziosa progenie.

Sebbene cresciuto in una famiglia della media working class che annovera il nonno ed il padre impiegati nella biblioteca universitaria, Ta-Nehisi Coates, emozionalmente parlando, ha avuto un’infanzia ed adolescenza simili a coloro che crescevano tra varie miserie nelle periferie turbolente. Coates, assieme agli altri ragazzi, considerava la strada suo territorio, dove sul marciapiede pulsava la vita tra socializzazione, scazzottate e l’inevitabile spaccio.

Coates sottolinea come per i ragazzi afroamericani, incomba spesso il pericolo del travalicamento del proprio spazio personale. Difatti in qualsiasi momento il corpo può venir loro sottratto per futili questioni. Soprattutto dalla polizia. Dalle cronache apprendiamo che negli USA si può morire per un semplice controllo d’auto, uno scambio di persona o la sosta nel giardino dei parenti. Coloro che sono deputati al mantenimento dell’ordine ed al rispetto delle leggi, sono spesso carnefici responsabili di reati che spesso non scontano,anzi perpretano, il diritto alla violenza sui fisici degli afroamericani.

Un libro necessario per tramutare in parole ciò che molti passano ma che sono incapaci di verbalizzare.

…questo è il tuo mondo, e questo è il tuo corpo, e devi trovare il modo di convivere con tutto ciò. Ora ti dico che il problema di come si debba vivere dentro un corpo nero, all’interno di una nazione perduta nel Sogno è il dilemma della mia vita.

Titolo originale:                                                                       BETWEEN THE WORLD AND ME

Pubblicazione in Italia:                                                                                                                2016

 

With great composure and with a series of anecdotes, Coates will share his experience of growing up as a black man in America.

Between the world and me is addressed to his son, in which a concerned father is worried about his precious offspring.
Although he grew up in a working-class family, Ta-Nehisi Coates, whose grandad and dad had worked in the University library, has the same difficulties of those who grew up in troubled hoods.

Coates and other children considered the streets their own private territory, spending time between socialization, brawls and inevitably peddling.
For black kids, the trespassing of their personal space is always impending. Their own body could be stolen for futile reasons, especially from the police. In the USA you could be shot because you get stopped by the police, for a mistaken identity or for being in your relatives’ garden. Law enforcement is the first who commit crimes claiming rights over Afro-Americans bodies.

Don’t accuse this book of self-pity or exaggerating, because the daily news speaks for themselves.

“So you must wake up every morning knowing that no promise is unbreakable, least of all the promise of waking up at all. This is not despair. These are the preferences of the universe itself: verbs over nouns, actions over states, struggle over hope.”

“The point of this language of “intention” and “personal responsibility” is broad exoneration. Mistakes were made. Bodies were broken. People were enslaved. We meant well. We tried our best. “Good intention” is a hall pass through history, a sleeping pill that ensures the Dream.”

“To yell “black-on-black crime” is to shoot a man and then shame him for bleeding.”

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IO, VENDITORE DI ELEFANTI

                                                                                         PAP KHOUMA

PUBBLICAZIONE IN ITALIA_                                                                                                    2000

  

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Io, venditore di elefanti” è un condensato di eventi autobiografici, raccontati in prima persona dallo scrittore italiano di origini senegalesi, Pap Khouma.

Khouma possiede una personalità serafica che influenza fortemente la sua scrittura. I fatti del suo libro risalgono al 1979, anno in cui l’autore decise di intraprendere la sua carriera di venditore ambulante, prima ad Abidjan in Costa d’Avorio ed in seguito sulle spiagge di Riccione. Ed è proprio sui bagnasciuga riccionesi che si inanellano le avventure, che saranno inframezzate da viaggi, fughe, ed in ultima battuta, impegno sociale.

Cupi smottamenti emotivi non mancheranno, ma sovente saranno rinfrancati dalla sua forza d’animo e dalla rete di amicizie ivoriane ed italiane, che daranno un lieto fine alla sua storia. L’autore oggi è direttore di “El Ghibli“, una rivista  di cultura ed immigrazione.

 

“Ormai l’ho capito: l’estate finirà e la gente se ne andrà. Non ci sarà più chi acquisterà le mie chincaglierie. Mi metto a lavorare molto più di prima e a risparmiare. Anch’io ogni sera conto il mucchietto che mi sembra misero misero e non consente progetti.”

 

Published in Italy_                                                                                                                        2000

“ I was an Elephant Salesman” is an autobiographic book, written by Pap Khoume, an italian Ivory coast-born author.
Khouma has a seraphic personality and his books are highly affected by it. All the events began in 1979, when Khouma had decided to start his own peddler career in Abidjan. After failing there , he decided to move to Italy, selling various items in Riccione, on the Adriatic coast. Right here on the sunny Italian beaches he will start his adventures, eluding the police and, lastly, social commitment.

Although various ups and downs, he consistantly had some ivorian and italian friends on his side to cheer him up.
Today Khouma is director-in-chiefs of “ El Ghibli”, a cultural and immigration related magazine.

One day I finally got it: summer is going to end and people will go away. There won’t be anybody who purchase my stuff. I’ve been working harder than before now and I’ve saved

up. Every night I count my money that looks so miserable and is not enough for some projects.

“We are illegal, we can’t do anything. We left whatever freedom we had at home. Might as well face it or you’ll just end up back in Senegal”.

UNA TIGRE MOLTO SPECIALE

I FRANTUMI DEL SOGNO SVEDESE

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Una tigre molto speciale è il romanzo autobiografico di Jonas, di papà tunisino e madre svedese. Un ragazzino, sognatore a cui piace stare con la sua famiglia il cui padre crea un lessico famigliare con vocaboli arabi, francesi e svedesi. La Svezia anni addietro nell’immaginario mondiale era considerata come la terra del welfare di ferro e la democrazia perfetta; difatti, era tra le mete più ambite dai rifugiati delle guerre di tardo novecento.

Jonas osserva i due mondi parentali, dapprima con leggerezza. Poi, inizia ad accorgersi della durezza di certi sguardi e parole rivolti loro.  Coloro che mettono in atto certe azioni non comprendono certo lo spontaneo amore per un paese che si è scelto di eleggere come casa. Ed è, a volte, a causa di certi individui che le ambizioni di molti immigrati delle zone esotiche vengono frustrate. 

Amante della musica hip-hop e con degli amici speciali, quando il calore del focolare si spegnerà Jonas cercherà di lottare con tutte le forze di cui dispone.

 

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Firma autografa dell’autore al Festival “Incroci di civiltà” 2017, Venezia.

L’economia è vitale per ottenere il rispetto degli svedesi e lasciare la casella dell’immigrato.

<<È stato molto complicato ottenere la fiducia in questo paese per uno nato all’estero>>. <<Così come localizzare un locale che non fosse stato appena dato in affitto nello stesso istante in cui sentivano il mio accento straniero. Ma ora tutto è passato>>.

Titolo originale_  MONTECORE. EN UNIK TIGER

Autore_  JONAS HASSEN KHEMIRI

Pubblicazione in Italia_  2006

 

MEMORIE DI UN SOLDATO BAMBINO

L’INFAMIA DEI BAMBINI SOLDATO SIERRALEONESI

 

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Ishmael Beah è un bambino che conduce una vita tranquilla. Va a scuola, gioca e un giorno scopre una cassetta di musica rap ed hip hop, che consuma nei pomeriggi con gli amici. Sono gli inizi degli anni ’90, e la globalizzazione non ha ancora quella morsa stringente che ha influenzato la vita di tutti a livello mondiale.

Le elezioni in Sierra Leone incombono; si iniziano a ravvisare per le strade le prime agitazioni, volte a mobilitare gli elettori alle urne. Poi succede l’imprevisto. Le sporadiche schermaglie si trasformano in una vera guerra, in un tempo talmente breve,  che non permette ai ragazzi di tornare alle rispettive famiglie a causa della pericolosità nelle strade.

Per il gruppo di amici inizia la peregrinazione che li porterà dritti nelle file dell’esercito che, purtroppo, arruola i famigerati bambini-soldato

Una piaga infame, in cui gli infanti catturati vivono abbandonandosi all’utilizzo di droghe e alla violenza più efferata. Ishmael fortunatamente riscatterà il suo passato, ed arriverà a raccontare la sua storia davanti ad una platea mondiale ed in questo fantastico e misconosciuto libro.

“Se sei vivo, è perché esiste la speranza che arrivi un giorno migliore o accada qualcosa di bello. Se nel destino di una persona non c’è più niente di bello, quella persona muore”.

Titolo originale:           A LONG WAY GONE: MEMOIRS OF A BOY SOLDIER

                            Autore:                                                                                ISHMAEL BEAH

                          Pubblicazione:                                                                                                    2007

FRATELLI D’ANIMA

LA GUERRA E LO SFILACCIAMENTO DEI SENTIMENTI

 

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Di libri che parlano della guerre in Europa ce ne sono a bizzeffe. Non si può dire altrettanto della letteratura bellica africana scritta da autori afrodiscendenti.

Fratelli d’anima è ambientato sul fronte occidentale (non quello di E. M. Remarque), con  truppe in cui sono presentii fucilieri senegalesi e le loro controparti bianche; proprio qui, combattono fianco a fianco due amici: Alfa Ndiaye e Mademba Diop. Essi non sono fratelli di sangue, ma d’anima. La loro normale gioventù si interrompe con la partenza per il conflitto. Il trauma della violenza e della perdita, porterà Ndiaye a vivere un’esistenza paranoica, sull’orlo della follia in mezzo a commilitoni che osserveranno sgomenti le sue gesta.

Fortuna che ci sono libri come questo, che tengono a galla la memoria di quei combattenti africani senza nome, che hanno perso il loro corpo e la loro giovinezza per la causa europea e che, in maniera vergognosa, quella stessa Europa ha prontamente rimosso dai libri di storia.

La Francia del capitano ha bisogno che noi facciamo i selvaggi quando le fa comodo.

Stessa rivalità tra i Keita e i Soumaré. Stessa cosa tra i Diallo e i Faye, i Kane e i Thioune, i Diané, i Kourouma, i Bèye, i Fakoli, i Sall, i Dieng, i Seck, i Ka, i Cissé, gli Ndour, i Touré, i Camara, i Ba, i Fall, i Coulibaly, i Sonko, i Sy, i Cissokho, i Dramé, i Traoré.

 

Titolo originale:          FRÈRE D’ÂME

                                                                                                  Autore:              DAVID DIOP

Uscita in Italia:                            2018

 

LE AVVENTURE DI WASHINGTON BLACK

COMING-OF-AGE-STORY IN SALSA CARAIBICO-SCIENTIFICA

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Ci sono aggettivi che risuonano nella nostra mente quando ci inerpichiamo nella lettura di un libro. Incredibile era la parola che mi girava per la testa mentre avanzavo verso fino la fine di questo mirabolante testo molto ben scritto.

Washington Black, è il nome altisonante, di uno schiavo nero bambino. Nell’assegnargli un nome così stentoreo, forse, il suo padrone aveva voluto essere ironico, eppure, ne aveva indovinato il folgorante futuro. Washington, sottratto dal lavoro nei campi in giovane età per un colpo di fortuna, è la dimostrazione di come spesso nella vita, non importa come si arrivi a ricoprire una certa posizione, ma come la si mantenga. Da vessato illetterato senza prospettive, gli viene offerta la possibilità di apprendere empiricamente le più innovative scoperte scientifiche di metà ottocento.

A livello emotivo, Washington vive una sorta di sindrome di Stoccolma verso il suo padrone, e fortunatamente, quest’ultimo lo incoraggerà a sviluppare le sue doti nel disegno e nell’apprendimento. Comprendendo l’importanza delle sue scoperte, il bambino che diverrà uomo, lotterà affinché il suo nome venga ricordato per il suo contributo alla scienza, specialmente per una persona con il suo background. I giusti onori da tributare alla comunità nera per i suoi lasciti, sono sempre stati temi di attualità, siccome molte creazioni sono state scippate da altri e fatte passare come proprie.

“Non le lasciai capire che la cosa mi infastidiva. Lei non l’aveva fatto intenzionalmente, ma in quella proposta avevo letto una critica, un mettersi al di sopra di me, come se il mio essere analfabeta definisse il mio modo di agire e il mio carattere. A un tratto fui travolto dai ricordi di lunghe serate afose sotto un cielo sbiancato, con gli uccelli che gridavano in cielo, e Titch che pronunciava parole e mi incitava a ripetere”.

Titolo originale:    WASHINGTON BLACK

                                                                                                     Autore:                   ESY EDUGYAN

Pubblicazione in Italia:                                     2018

BARRACOON. L’ULTIMO SCHIAVO

       UN OMAGGIO ALL’ULTIMA MEMORIA STORICA 

 

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Barracoons, parola derivante dallo spagnolo, stava ad indicare le “capanne” o i “rifugi” adoperati per stipare i prigionieri africani catturati, in attesa di essere venduti e imbarcati sulle navi negriere, con destinazione Europa e Americhe.

Nel libro il protagonista Kossula (sul web il suo nome lo trovate sotto altre declinazioni) è intervistato e presentato come l’ultimo schiavo vivente. Nato su suolo africano arrivato  negli States con l’ultima nave, la Clotilda, quando ,oramai, l’importazione di persone era stata bandita. La sua terra natìa è il Takkoi (Attako, Taccu o Taccow), attuale Nigeria, arrivato in America a diciannove anni; la sua incredibile memoria ha permesso di ottenere delle importanti testimonianze di quella che fu la cattura e la negazione della libertà di migliaia di persone. In aggiunta, egli rimembra la famiglia in Africa e le storie di sua madre.

I numerosi schiavi liberati alla abrogazione delle leggi sulla schiavitù non hanno ricevuto nessun compenso dal governo statunitense per gli orrori subiti, e nonostante numerosi di loro avessero messo assieme una ingente somma per fare ritorno alla madrepatria, la cifra raccolta troppo esigua, non ha permesso loro di potersi pagare un viaggio di ritorno. Frustrati, fondarono Africantown, la cittadina dove essi poterono condividere il loro vissuto. Ma non fu sempre pacifico per i famigliari di Kossula convivere con alcui afroamericani, che trattavano con disprezzo coloro che erano arrivati dopo. Paradossi, qualcuno potrebbe pensare. Ma queste dinamiche sono molto diffuse tra gli immigrati di prima ondata rispetto a quelle di immigrazione più recente.

Finalmente questo manoscritto a lungo inedito, ha visto la luce dopo quasi novant’anni, ed ha provocato nette divisioni tra gli odierni neri d’America.

Foster e Meaher furono accusati di pirateria, ma non furono mai condannati. Nessuno fu considerato responsabile del rapimento di Kossula e dei suoi compagni, né del loro sfruttamento in America. Nonostante le migliaia di africani venduti come merce in America dopo il 1808, soltanto un uomo fu condannato e impiccato, e persino lui morì proclamandosi innocente.

 

Titolo originale:  BARRACOON. THE STORY OF THE LAST “BLACK CARGO”

                     Autrice:                                                                  ZORA NEALE HURSTON

Pubblicato in Italia:                                                                                                    2018

 

I DANNATI DELLA TERRA

IL BINOMIO TRA SCIENZA E STORIA

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Eravate a conoscenza dell’esistenza di campi di concentramento, su suolo algerino?

I dannati della terra forse è il testo più famoso di Fanon oltre a Pelle nera, maschere bianche. L’autore, è figura di spicco della letteratura delle isole caraibiche; dotato di una formazione medica con una specializzazione in psichiatria, ha indagato le patologie degli afrodiscendenti del suo tempo. Profondo conoscitore della situazione algerina, per il suo soggiorno di lavoro nel paese nordafricano, egli entrò a contatto con la popolazione. Il suo approccio scientifico mostra le dinamiche destabilizzanti che i colonizzatori lasciarono sui locali.

Fanon nacque in Martinica, un’isola delle Antille considerata dipartimento d’oltremare. “Avvezzo” ai francesi e alle loro modalità, egli si trovava in Africa nel periodo storico degli anni ’60, in piena liberazione dall’invasore.

La violenza, il ruolo della nuova borghesia autoctona, i sindacati con le loro strategie di potere, il confronto tra gli inurbati versus i contadini e l’affaccio di nuovi leader inadatti erano gli eventi di quegli anni. Nella sezione finale del libro ci sono delle trascrizioni di conversazioni di pazienti che  presentano schizofrenia, paranoia e pazzia, in seguito ai violenti traumi perpetrati dai vessatori gallici. Il dottor Fanon ed il suo team, rilevarono che i medici francesi formularono delle teorie scandalosamente errate che squalificavano l’integrità morale dell’algerino. Purtroppo, tali diagnosi erano derivate dal giudizio negativo aprioristico sui magrebini, e denotava impreparazione dei coloni.

Da rendere lettura obbligatoria.

“L’Europa è letteralmente la creazione del Terzo Mondo. Le ricchezze che la soffocano sono quelle che sono state rubate ai popoli sottosviluppati”.

“La guerra coloniale d’Algeria non ha soltanto avuto l’effetto di moltiplicare i disturbi mentali e di favorire lo schiudersi di fenomeni morbosi specifici. […] La caratteristica di queste malattie è di essere di tipo psicosomatico”.

                          Titolo originale:                                                        LES DAMNÉS DE LA TERRE

Autore:                                                                      FRANTZ FANON

Pubblicazione in Italia:                                                                                        1961

PADIGLIONE MOZAMBICO/MOZAMBIQUE PAVILION

TITOLO MOSTRA_       THE PAST, THE PRESENT AND THE IN BETWEEN

CURATRICE_                                             LIDIJA KOSTIC KHACHATOURIAN

ARTISTI_                                                                           GONCALO MABUNDA

                                                                                                         MAURO PINTO

                                                                                            FILIPE BRANQUINHO

 

Traduzione sommaria da articolo di Andrea Moreira del giornale presentativo del Padiglione.

Debutta per la prima volta nel 2015 alla 56ma Biennale di Arti Visive di Venezia e ora lo ritroviamo all’edizione 58ma. The Past, The Present and The in Between vuole mostrare attraverso un approccio contemporaneo il passato travagliato di questa nazione e le sue ripercussioni nella società odierna. I tre artisti contemporanei più rappresentativi sono Gonçalo Mabunda, Muro Pinto e Filipe Branquinho cresciuti nell’era postcoloniale, durante una delle più sanguinose guerre civili del secolo durata dal 1977 al 1992.

Attraverso l’arte è investigata la situazione socioeconomica, il passato è analizzato ed ci si interroga sul presente per approdare ad un futuro migliore. Il visitatore è portato a riflettere sulla violenza, corruzioe ed ingiustizia sociale. L’indipendenza dai portoghesi è arrivata relativamente tardi, se comparata agli altri stati africani, e nei sedici anni di guerra intestina la produzione artistica è stata pesantemente influenzata da situazioni politiche dello Stato e alla creazione di identità nazionale.

Ritengo sia un importante occasione per scoprire un paese di cui si sa poco, attraverso questi artisti.

TITLE EXHIBITION_       THE PAST, THE PRESENT, AND THE IN BETWEEN

CURATOR_                                             LIDIJA KOSTIC KHACHATOURIAN

ARTISTS_                                                                           GONCALO MABUNDA

                                                                                                         MAURO PINTO

                                                                                            FILIPE BRANQUINHO

 

Excerpt of an article by Andrea Moreira from National Pavilion Of Mozambique journal.

Presented for the first time in 2015 at the 56th Venice Biennale, the National Pavilion of Mozambique finds its home again for the 58th International Art Exhibition. The Past, The Present and The in Between, aims to show through a contemporary approach the troubled past of the nation of Mozambique and it’s consequences in today’s society. Interpreted by the country’s three most representative contemporary artists, Goncalo Mabunda, Maura Pinto, and Filipe Branquinho, each of whom grew up in post-colonial Mozambique during one of the bloodiest civil wars of the last century. This unfortunate historical event lasted from 1977 to 1992.

Through their art, they investigate the socioeconomic condition of their country, analyze the past, and question the present for a better future, bringing to this exhibition a reflection on violence, corruption, and social injustice. Compared to other African countries, the Mozambican Republican gained independence only recently, in 1975, after ten years of insurrection against the Portuguese. During this time, artistic production had been heavily influenced by the political situation of the state and tied to the creation of national identity.

 

 

AFRICA MUST UNITE

          LA LUNGIMIRANZA DEL PRIMO LEADER GHANESE

 

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Kwame Nkrumah è stato il primo presidente eletto del Ghana, tra i maggiori fautori della liberazione del suo paese. Leader  lungimirante e leale alla causa di avanzamento del suo paese, una volta giunto ai posti apicali dell’amministrazione ghanese, rileva con sconcerto come i coloni sfruttino brutalmente le risorse  del paese incuranti della crescita dell’economia dello Stato. Ammonisce le ex colonie africane – e quelle che ancora si devono liberare delle catene degli oppressori -, a restare fuori dalle logiche di sudditanza psicologica e a non allinearsi con nessuno dei blocchi contrapposti nella guerra fredda.

Questo testo fondamentale è stato pubblicato in Italia solo otto anni fa, con un ritardo di quasi cinquant’anni. A mio parere, dovrebbe essere fatto leggere nelle scuole e certi passaggi dovrebbero essere mandati a memoria.

Questa dilazione nell’uscita di un libro necessario, certo non giova al problema della percezione che ha una buona parte del popolo italico, nel credere che non siano mai esistiti attivisti africani che si sono spesi per la giustizia di casa loro.

Se le traduzioni e l’assenza di visibilità di questi leader latitano, non vi preoccupate, Noisyink è il blog che fa per voi.

“Penso che gli Stati africani non siano al sicuro finché i loro leader non si convinceranno, al di là di ogni dubbio, che la salvezza dell’Africa risiede nell’unità”.

“Siamo estremamente attenti a non lasciarci sfuggire le sottili e insidiose infiltrazioni del neocolonialismo e le tendenze al sabotaggio degli stranieri che approfittano della nostra ospitalità e del privilegio di avviare imprese economiche sul nostro territorio”.

“Uno dei compiti primari della classe dirigente del Ghana è quello di rendere la popolazione consapevole di quanto sia necessario il suo impegno più assoluto se vuole ottenere il progresso del paese e veder migliorare le proprie condizioni di vita”.

 

Autore:                        KWAME NKRUMAH

Pubblicazione in Italia:                                                   2011

TRE DONNE FORTI

LE CATENE DELLA LIBERTA’

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Avevo un’alta aspettativa per questo libro vincitore del premio Goncourt 2009 e tradotto in ventisei paesi. Più mi inoltravo nelle pagine del testo, più l’apice che attendevo, non è arrivato. I racconti, sebbene dotati di trame molto intriganti, andrebbero – forse – sviluppati diversamente.

La prima storia parla di Norah, una figlia che riallaccia i rapporti con il padre ed il fratello allontanatisi tempo addietro dal nucleo famigliare. I pensieri della protagonista sono divisi tra il  rancore per il padre – reo di aver nascosto scomode verità tra le mura della sua casa africana –  e le preoccupazioni da neomamma.

La seconda storia si svolge in Europa, in una sonnacchiosa provincia, dove un francese di mezz’età sta avendo momenti difficili con la moglie Fanta, “importata” dal Senegal. Il punto di vista  seguito è quello di quest’ultimo, da cui si scorge la frustrazione della consorte che sradicata in una terra non sua, in seguito ad una falsa promessa, affievolisce la sua fiamma interiore.

L’ultima narrazione riguarda Khady Demba, giovane vedova scaricata dalla famiglia del defunto marito, che si scontra con il mondo al di fuori della quotidianità del matrimonio. Dopo aver trascorso il  lutto nella non confortevole casa dei suoceri, essa inizierà la sua peregrinazione alla ricerca di sicurezza in un mondo che non era stata preparata ad affrontare. Da quel momento, l’istinto di autoconservazione sarà, tra gli altri, il compagno della ragazza che andrà incontro al suo triste destino.

Non ha senso né interesse avere per padre un uomo col quale non ci si può letteralmente intendere e il cui attaccamento è sempre stato molto dubbio.

Titolo originale:                                  TROIS FEMMES PUISSANTES

                                   Autrice:                                                           MARIE NDIAYE 

Pubblicazione in Italia:                                                                              2009

 

OGNI GIORNO E’ PER IL LADRO

NEMO PROFETA IN PATRIA

Teju Cole

Un’alternanza tra la prosa e foto per il ritorno a casa di Teju Cole, cittadino nigeriano trasferitosi negli Stati Uniti, divenuto scrittore e fotografo. Tornare in patria dopo quindici anni d’assenza per visitare i parenti, può essere sconcertante, soprattutto, se si tratta del continente dalle torride temperature.  Il racconto inizia all’ambasciata americana ed approda a Lagos. Cole dopo anni all’estero,  osserva i propri connazionali lo sguardo del forestiero in patria, e viene trattato come tale. Le dinamiche dell’ex capitale della Nigeria sono ben state descritte in libri come In cerca di Transwonderland di Noo Saro Wiwa e in Culo nero di A. Igoni Barrett.

Cole è spesso sconfortato dagli eventi della società a quella latitudine. Difatti, si imbatte negli stereotipi più noti del paese battente bandiera verde-bianco-verde, come quando si reca in un internet center. Nonostante sul muro campeggi la scritta di divieto della Nigerian Prince Scam (la famigerata truffa alla nigeriana), il nostro eroe si trova circondato da schermate di pc davanti ai quali, gli scammers (truffatori) sono intenti a mettere in atto il raggiro. In un altra occasione assiste impotente al tentativo di estorsione di denaro da parte di balordi ai danni di sua zia.  A tutto questo, si aggiunge la cancrena dell’interruzione della corrente elettrica da parte della società che gestisce il servizio a livello nazionale; ciò costringe i cittadini più abbienti a dotarsi di rumorosi generatori alternativi, che disturbano le notti di sonno del protagonista.

Ci sono anche le belle storie ovviamente. Come il National Museum del Muson Centre (Music Society of Nigeria) un centro di eccellenza di insegnamento della musica, oppure scorgere tra la folla una ragazza con sotto il braccio un libro di Ondaatje. La parte più suggestiva è quando capita per caso in una zona dove il tempo sembra essersi fermato, in cui dei costruttori di bare creano, con maestria, realizzano i preziosi rettangoli di legno.

Ancora una volta, è dimostrato che tornare a casa non è mai facile.

 

 

 

L’economia informale è il mezzo di sostentamento di moltissimi abitanti di Lagos. Ma la corruzione, in forma di pirateria o mazzette, significa anche che moltissimi rimangono ai margini. […] Nulla funziona proprio perché tutti prendono una scorciatoia.

 

Titolo originale:                         EVERY DAY IS FOR THE THIEF

                                     Autore:                                                             TEJU COLE

Pubblicazione in Italia:                                                                          2014